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Come?

Non proprio a piedi, ma marciando come l’uomo ha sempre fatto nella Storia.

Andare a piedi è come dire “andare a fare una passeggiata”; invece, chi è che marcia?

Se si consulta il dizionario online Sabatini Colletti si scopre che col termine ‘marcia’ si possono intendere:

  1. diversi tipi di camminata cadenzata, o, più genericamente, di cammino: “raggiunsero il rifugio dopo una marcia di due ore”; 

  2. una manifestazione organizzata in forma di corteo che parte da un punto ed arriva ad un altro, di solito importante simbolicamente;

  3. movimento di un impianto, di un meccanismo, di un veicolo; 

  4. rapporto di trasmissione di veicoli a motore; 

  5. velocità o senso del movimento indotto dal cambio: innesto; 

  6. specialità dell'atletica leggera che esige un passo ritmico con uno dei due piedi sempre posato a terra; 

  7. composizione, soprattutto per banda, di ritmo binario accentuatamente cadenzato; 

  8. pezzo musicale con cui viene accompagnato il passo della marcia (spec. di soldati).

Mi piacciono tanto queste definizioni poiché tutte quante, per quanto attinenti ad ambiti così diversi tra loro, raccolgono la ragion d’essere di un tale viaggio.

Quindi, per rispondere alla domanda “chi è che marcia?” direi che marcia chi, accompagnato dalla musicalità del ritmo cadenzato del proprio passo, parte da un punto e arriva ad un altro, simbolicamente importante, volendo creare un rapporto di trasmissione di un’informazione o un messaggio per indurre o innestare un cambiamento.

Forse, quando l’uomo divenne tale non lo divenne tanto perché se ne andava a piedi per il mondo, ma perché, consapevolmente o meno, marciava verso ciò che lo ha reso qualcosa più di un animale.

Potremmo dunque dire che sia questo il motivo di un viaggio a passo d'uomo: siamo quello che siamo poiché l’uomo è diventato Uomo marciando.

Quando nel 2011 ho iniziato il Cammino di Santiago ancora non immaginavo cosa significasse viaggiare lentamente, camminando, ma ne ebbi un primo assaggio. Successivamente, fu il Cammino di San Francesco (2012) a mostrare a me e a Vincenzo Cherubino (fratello di viaggio) tutto ciò che questo modo di viaggiare porta con sé, trasmette, insegna, a chi viaggia e a chi il viaggiatore incontra: decidere di incontrarsi e condividere attimi delle nostre esistenze.

E' estremamente complicato da descrivere all'esterno, ma entrambi abbiamo scoperto che il modo migliore per percepire l'essenza di tutto quel che ci veniva incontro (luoghi, persone, odori, difficoltà etc.) era fondamentalmente uno: vestirsi in prima persona d'essenziale.

Vento della Seta, a differenza di questi pellegrinaggi, parte con motivazioni stabilite pur conservando l'essenzialità che ho scoperto in passato per integrarla al medium digitale, perchè entrambe parti di una stessa medaglia: l'essere umano.