Il senso del viaggiatore
Cosa ci muove?

La prima cosa da dover comprendere, prima di iniziare a strutturare un qualsiasi progetto, è scoprire quali sono i moventi profondi che ti spingono verso l’altrove.

Quale che fosse il mio motore primo, forse lo ho sempre saputo, ma non era facile riuscire ad estrarlo.
Così, prima di partire lungo la Via della Seta, per questa estrazione iniziai un viaggio in Italia intervistando 11 viaggiatori. Pensavo che conoscere quali difficoltà hanno dovuto affrontare e quali “perché” hanno accompagnato le loro avventure, mi avrebbero aiutato a riconoscere i miei “perché”.

Le strade si incrociarono a quelle di  Vieri Cammelli, Eleonora Granpasso, Enea Discepoli, Claudia Moreschi, Federica Piersimoni, Marino Curnis, Angela Di Costanzo, Matteo Pennacchi, Pietro Acquistapace, Vincenzo Cherubino e l’immenso Fra’ Tarcisio.

I fantastici 11

Tra di loro c’è chi ha viaggiato per spirito religioso, chi per vedere dove arrivasse l’Europa e conoscere i segreti dell’Unione Sovietica, chi viaggiava con un figlio, chi per il mongol rally ha coronato un sogno, chi ancora ha vinto un guinness world record facendo il giro del globo senza bagagli, eccetera eccetera.

Ognuno ha un suo perché, ma è grazie a loro se sono riuscito a comprendere il motore di Vento della Seta:

“Ho estratto che il senso del viaggiatore è rendere se stesso un confine, una frontiera virtuosa dove comprendere l’altro e il crescere assieme riflettono il percorso che l’umanità affronta da millenni.”

Si tratta di imparare, attraverso tutte le differenze. Sopratutto quelle culturali che sono grandi ricchezze e responsabilità alle quali ogni viandante, in quanto testimone di vastità, porta con sè attraverso la sua esperienza.
Come nomadi che costruiscono ponti tra anime lì dove sorgono i muri dell’ignoranza.

Queste motivazioni sono diventate la carta d’identità di Vento della Seta le quali, innestandosi alla ricerca antropologica, ricostruiscono quei fili sotterranei che collegano i nostri usi e costumi a quelli di popoli distanti, spesso incomprensibili all’occidente. Così hanno fatto i viaggiatori di tutti i tempi da Marco Polo a Battuta, da Erodoto a Thor Heyerdahl; il viaggio non è mai un’esperienza fine a se stessa, ma la sua narrazione oltrevalica i confini mentali; essa affascina e insegna, per cui rimane la responsabilità più grande.

Dunque, una volta estratte le motivazioni fondamentali, sostai un paio di settimane a Roma per interrogare tutti i consolati dei paesi interessati riguardo le difficoltà delle burocratiche.
Ma a malincuore scoprii che i consolati non consolano e le loro risposte erano vaghe come le trame di un’onda.
Anche la Farnesina non dava risposte per cui mi rimanevano due sole cose da fare:

Scoprire quanto più possible riguardo la Via della Seta per poi partire affidandomi alla Dea mulatta del vento e dei viandanti.

La Dea dei viandanti e del Vento
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