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Perché?

Diverse le ragioni che mi spingono ad affrontare questo viaggio:

leggendo i giornali e parlando con le persone, emerge immediatamente la percezione comune di vivere in un’epoca di grandi contraddizioni. E sono in molti, come me, a percepire che sotto sotto c'è qualcosa che ci impedisce talvolta di addentare completamente la vita nella sua interezza

Le contraddizioni a cui mi riferisco possono essere evidenti come un faro nella notte: pur essendo questa un'epoca di massimo benessere tecnologico, è anche un’epoca di tangibile insoddisfazione esistenziale; quella delle "sofisticatissime comunicazioni planetarie, ma anche dell'estrema incapacità delle persone di comunicare tra di loro"; è il tempo in cui il grande progresso tecnologico va di pari passo ad una povertà ed una superficialità spirituale/culturale sempre più crescente; il tempo in cui abbiamo dimostrato che siamo tutti uguali sfociando poi in una sbiadita omogeneità, a scapito delle differenze culturali e individuali che costituiscono la ricchezza delle varietà dell'espressione umana; è un tempo in cui sono virali parole come “condivisione” e “connessione”quando di fatto l'interagire con il prossimo nella vita reale è una cosa sempre più rara e isolata.​

Da una parte abbiamo una tecnologia evoluta che può mettere in connessione l’intero globo e può offrire a portata di palmo una vastità di sapere che prima spettava solo a pochi. Ma poi c’è l’altra faccia di questa tecnica iperconnessa, iperinvasiva, quella che aliena, che bisbiglia ciò cui bisogna credere e quel che si deve disprezzare.    
Il grado di evoluzione tecnica che abbiamo raggiunto è un’immensa fortuna e parallelamente una grande responsabilità poiché siamo noi stessi a portare il seme dell’ingegno e della tecnologia.

Ciò che mi spinge a percorrere questi 12.000 chilometri è dunque un imperativo etico che mi chiama ad evidenziare queste contraddizioni per recuperare “il senso vero della libertà, che consiste nella risposta all’appello dell’essere”.

 

L'altra motivazione riguarda questa questa nuova  Via della Seta.
Le nuove rotte commerciali della Belt & Road Initiative  sono rivolte al futuro geopolitico ed economico del mondo, lo scopo di Vento della Seta è arrivare a piedi alla meta (Zhoukoudian, Pechino) per integrare l’economico con il culturale… ma soprattutto con l’umano.

 

L'essere umano non è soltanto una risorsa economica, ma prima di tutto una risorsa viva, culturale, con la storia di un'intera umanità alle spalle. E camminare è per me il più evidente simbolo dell’umanità e della sua evoluzione (dacché era ominide, l’Uomo è cresciuto camminando).

Ognuno di noi, nel proprio "infinitesimamente" piccolo, partecipa a definire una lieve sfumatura di come funziona il mondo. Rimane una nostra responsabilità esistenziale quella di affermare la nostra dignità umana. Ed è proprio questo il motivo per cui questo viaggio ha la pretesa di essere il nostro viaggio, il motivo per cui chiedo un piccolo contributo a chi voglia per aiutarmi a realizzarlo e anche il motivo per cui invito chi vuole a percorrere dei chilometri con me.

Dalle esperienze di tutti i viaggi a piedi che ho fatto fino ad ora ho vissuto esperienze di umanità, di incontri, di coincidenze ma anche di abilità apprese cammin facendo che dovrebbero a mio avviso essere il complementare di questo benessere tecnologico, per questo, la mia più grande ambizione è quella di unire e integrare questi due mondi, facce della stessa medaglia. Ed è per questo che mi sento un fortunato nell'essere nato in un'epoca come questa che nonostante tutto offre tante di quelle possibilità che i nostri antenati non avrebbero mai potuto immaginare!