• Vento della Seta

Ciao Campania

Aggiornato il: 11 ott 2018



06.08.2018

Ore 19.34


I chilometri passano lentamente a differenza dei volti, degli incontri, delle nuove amicizie, delle persone che per un'attimo mi adottano per un pranzo, un caffè, una chiacchiera per il gusto dell’incontro, che si susseguono infrenabili.

Ma non è sempre facile incontrare l’altro, credo che molto dipenda dal contesto. Ad esempio l’altro ieri sera a Scauri, mentre camminavo sul lungomare le persone mi guardavano spaventate come se fossi pericoloso, eppure rimango il figlio di mia madre e di mio padre, neo antropologo, compagno di Frida. Sono straniero, strano, di conseguenza potenzialmente cattivo. Questo è comprensibile fino ad un certo punto perché da un lato ho uno zainone e un bastone dall’altro lato saluto con gentilezza e simpatia come sempre.


Una cosa strana. Sempre a Scauri, chiedendo informazioni ad un signore su spiagge libere e luoghi dove dormire, lui all’inizio rispondeva incuriosito dal mio "essere novità", poi quando ho fatto una terza domanda, stancandosi della “novità” ha smesso di parlarmi, ha ripreso a guardare lo smartphone e non mi ha neanche risposto quando lo ho salutato. Quasi come se mi avesse switchato e messo offline.

Non è sempre semplice. Poi c’è l’asfalto, il caldo, l’odore di gasolio, la provinciale, gli animali investiti, la scortesia di qualcuno, la diffidenza di altri, il peso dello zaino che sega le spalle… e allora mi fermo. Quando tutte queste cose si sommano l’una all’altra mi fermo e poggio lo zaino su un muretto ad altezza schiena. Rilasso le spalle, guardo il cielo. Il sole asciuga quella goccia di sudore che mi scivolerebbe sulla guancia. Spero in una nuvola, invano. I nervi delle spalle tirati mi impediscono di muovere il busto anche per respirare.

E così, sotto un sole di trenta gradi mi fermo ancora e ancora al lato della provinciale. Poggio lo zaino sul guardrail mentre le macchine continuano sfrecciarmi di fronte. E mi ritorna in mente la domanda della donna di ieri «ma chi me lo fatto fare?».

Per un po' di tempo non passa nessuno e si sente solo il suono delle cicale. Sembra una scena da far west. Ad un certo punto, sento lontano il rombare di una moto. Quando il motociclista mi passa affianco alza il pugno da lontano e suona il clacson. Sorrido tra me e me. Ritorno da solo. Dopo qualche minuto passa una macchina con la famiglia pronta per andare al mare. Vedo guardarmi da lontano sorpresi i genitori che, man mano che si avvicinano con la macchina, fanno finta di ignorarmi guardando avanti, mentre dai posti di dietro, il bambino con le mani a ventosa sul finestrino mi guarda con gli occhioni pieni di meraviglia, salutandomi con la mano e col sorriso.

E penso «Ah, ecco perché lo faccio!»





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