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Addio Lubiana



18.10.2018

Sveglia alle 9.00.


Alzato effettivamente alle ore 10.00. Dopo la doccia, ancora non ho finito di sistemare lo zaino e invito Igor a prendere un caffe', mentre lui a sua volta mi invita al pranzo data l'ora. Che orario tardo per partire, ma almeno ci si saluta per bene. Ciao casa disordinata di un uomo che vive nelle parole. Igor il chiaccherone, il paroliere, il filosofo, l'amico. Ieri abbiamo fatto una lunga passeggiata sul colle che porta all'osteria di Cankar. Camminando tra gli alberi che stanno perdendo le foglie, calpestavamo un tappeto gracchiante tinto di rosso. Grazio amico mio! Squilla il telefono, e' Frieda e i miei doveri da fidanzato mi fanno partire alle quattro del pomeriggio. Il sole sta calando ma e' ancora presto; arrivo dove le mappe dell'applicazione mi informano di un sentiero lungo il fiume. Ci potrebbero essere delle vecchie costruzioni su quel sentiero e credo che mi convenga andare li'. Musica, voci di persone che ridono. Sembra una sagra, ma sono poche persone.

"Un locale, un festeggiamento" - penso camminando. Mi avvicino .

La festa dei professori si tiene nel locale vicino al fiume. Era una vecchia birreria socialista dove si poteva scegliere solo tra due birre la Union e la Lasko, ma ora non e' piu' cosi'. Sulle panche fuori ci sono una coppia seduta a un tavolo, un vecchietto in sedia a rotelle con una signora che gli sta vicino, mentre i professori che festeggiano non pare facciano molto caso a quello che succede intorno. Il vecchietto mi vede posare lo zaino e fa un gesto con la mano che dice <<eheh, quanto pesa!>> gli sorrido e gli dico coi gesti che pesa molto. Entro nel bar ed e' stato li' che ho conosciuto Miloch.


Miloch

<< A piedi, mammamia! Stasera sei ospite da me!>>. Mi offre della birra e passiamo la serata a ridere e scherzare con i prof e il suo amico Cetko. Ma a un certo punto mi allontano per conoscere due tipi vicino allo zaino. Non parlano italiano ma qualche parola di inglese, e dalla loro dentatura e dai modi rudi capisco che sono due ragazzi un po' ai margini della societa'. Il piu' grosso, seduto di fronte, si rivela un ragazzo sensibile e dolce a suo modo, mentre l'altro ragazzo ha una fisionomia che non mi convince molto. Quando sorride gli si tirano tutti i nervi del volto e pare un lupo. Qualcuno che ha combinato grossi guai, ed e' una confidenza che si rivela solo quando il ragazzo grosso va aprendere da bere. Ma tutto cio' non mi preoccupava perche' il rapporto che avevamo instaurato sembrava andare per il verso giusto di una reciproca simpatia. Ad un certo punto, senza che me ne rendessi conto eravamo rimasti solo noi tre. I professori se ne erano andati e neanche di Miloch e Cetcko c'era traccia.

Li' il ragazzo piu' basso continua a ripetere <<fino ad ora sei stato simpatico a D. (riferendosi all'altro ragazzo)>>, ma lo diceva con un insistenza che pareva intendere qualcosa. La cosa che non quadrava e' che la siampatia che avevamo una mezzoretta prima derivava proprio dal fatto che eravamo senza maschere nonostante le cose brutte che R. potesse aver fatto.

In ogni caso, con la scusa di andare in bagno mi svincolo un attimo dalla situazione per capire come dover affrontare il tutto e, per non destare sospetto, ho lasciato li' anche lo zaino. Entro nel bar con sorpresa e gioia vedo che ci sono anche Milosc e Cetcko e dico fosse arrivato il momento di andare, annuiscono. Quando torno da D. e R. mi fiondo sullo zaino e faccio finta di sistemarlo per poi dirgli <<va bene ragazzi Miloch e Cetcko mi stanno aspettano, D. lasciati dare un abbraccio, R. non so che ti e' preso, ma mi ha fatto piacere conoscerti.>> Mi allontano con lo zaino e R. continua a ripetermi di rimanere come sono.

Quando sono salito in macchina di Miloch, non vedevo l'ora di allontanarmi da quel luogo, anche se il senso di pericolo che R. mi insinuava mi era rimasto addoso ed ho iniziato a chiedermi se Miloch fosse davvero un falegname, se avesse davvero moglie e figli. Quando ci siamo seduti a fumare una sigaretta fuori il gazebo di legno da lui costruito gli dico che mi ha salvato da una brutta situazione. Dopo un po' che parliamo mi invita ad entrare per mostrarmi dove andro' a dormire. Come entriamo la moglie accende la luce e si arrabbia perche' non l'aveva avvisata di me. Salutiamo e mi accompagnia al suo laboratorio. Accende le luci, la radio, mi fa vedere qualche suo lavoro e poi se ne va. Mi addormento con tamburi sciamani in sottofondo con luci che non so come spegnere e l'odore di legno finemente lavorato che riempie tutta la stanza.

Mi potevo fidare.

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