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Bergamo - Il nord che non ti aspetti

Aggiornato il: 16 set 2018




02.04.2018

Bergamo, ore 11:50


Dopo aver passato una settimana a Padova, ospite della cara amica di liceo Martina e dei suoi fedeli coinquilini BucciaMartina, Fabio il poeta, Isabellallegra e mattoLuca, per conoscere Antonio Gregolin, eccomi nella culla della pianura padana: Bergamo.


Bergamo è una città piena di sorprese e che, da napoletano, non mi sarei mai aspettato fosse così luminosa (nonché aperta ai terroni). Questo nord mi meraviglia sempre più, tanto è vero che avevo esposto ad Antonio Gregolin questa mia meraviglia, chiedendogli «ma Antonio, venendo al nord mi aspettavo che svelando il fatto che io fossi del sud, molte persone avrebbero cambiato atteggiamento nei miei confronti voltandomi le spalle in maniera gentile. Eppure non è stato così!» e lui con la sua spiccata ironia mi risponde «eccerto! Da quando abbondiamo di immigrati abbiamo trovato il nostro nemico altrove!»

Oggi sono qui, sotto questo caldo e rinnovante sole di Bergamo, ospite dalla mia sorellina Vera-avida-di-sole, per conoscosce una nuova viaggiatrice: Claudia Moreschi.


Claudia Moreschi

E così è stato! Neanche venti minuti fa ho avuto la fortuna di incontrare questa donna. Profondi occhi verdi. Verdi come i fiumi sul quale ha posato il suo sguardo. La sua gentilezza schiva che si riverbera nei suoi modi accoglienti mi hano dato l'impressione  di una donna che prima di aprirsi all'altro vede chi è. Credo sia una delle sue abilità: sente chi è l'altro e mostra di sé quanto l'altro è in grado di ricevere. Come Federica Piersimoni, nel momento in cui ha compreso che non si rispecchiava in quel che faceva ha avuto il coraggio di cambiare. Trasformò il malessere in opportunità e col tempo ha diluito le esperienze dei suoi viaggi nel blog che cura come se fosse la vetrina del suo essere.


Ormai sono entrato in questo stile di vita fugace ed eterno, nello stesso tempo intervistatore e viaggiatore... raccoglitore di viaggi, propri e altrui.

Quando incontro queste persone, armonizzando le nostre esistenze per qualche ora, avviene sempre qualcosa di singolare, difficile da spiegare. Per la prima mezzora si cerca comprendere chi ci sta affianco. Si chiacchera, si cammina. Ma poi, nel momento in cui inizia l'intervista, inizia la magia. Dall'istante la videocamera viene accesa, questa cessa al contempo di esistere. Gli sguardi dell'intervistatore e dell'intervistato si incontrano, e in questo incontro le proprie anime si scambiano informazioni, come in un secondo (o primo) livello di comunicazione a fianco di quello verbale.

Quando ascolto le esperienze di chi sto intervistando è come se svanissi. Completamente assorbito da chi mi sta parlando non riesco a vedere i posti che ha visto, le persone che ha ascoltato, gli ho odori che ha percepito, no. Ma riesco ad assaporare quello che ha provato. E così, magicamente, è come diventare un tutt'uno. Ed è qui che sprigiona l'importanza dell'incontro. È qui che il confine tra me e l'altro diventa nullo.


Ma ora è tempo di abbandonare questa panchina per tornare a casa di Vera, dove il Jacopo inizierà a preparare niente poco di meno che... la polenta taggiasca con burro e formaggi!


Vera e Jacopo

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