• Vento della Seta

Confini: Slovenia vs. Ungheria



Seguito dal fruscio delle foglie scendo i colli che partono da Jeruzalem. Campi, case diroccate, case restaurate, occhi curiosi che spiano da dietro le finestre, cani che abbiano incattiviti, cani che abbaiano scodinzolanti.

Scendo i colli e trovo fabbriche... «Che strano... cosi' fuoriluogo in questa Slovenia di natura.»


Il cielo si annuvula e d'improvviso paglie e pietre cedono il posto al fango. Piove. Il k-way non regge bene ed entrano quelle fastidiosissime gocce dietro la schiena. Non trovo la strada, il telefono e' in borsa e non mi va di fermarmi per prenderlo e allora appena vedo un signore che sta parcheggiando la macchina mi avvicino.


«Dober dan, gospod! Informazio, prossim. Ka kose pride Murska Sobota?»


Lo avevo spaventato, ma ora si diverte, mi fa una lunga spiegazione della quale capisco solo desna, leva e infine tutto naraunost; destra, sinistra e poi tutto dritto.

Pochi chilometri di piogga, tanti altri chilometri di sole dopo arrivo a quel confine dove quasi tutto cambia. Quel confine si chiama "Mura". Il Mura e' un fiume importantissimo per la Slovenia perche' segna il passaggio verso la regione Prekmurjie (vuol dire dopo il Mura), verso la terra di confine, in una regione che un tempo era ungherese ma alla fine della prima guerra mondiale fu annessa alla Slovenia per limare il potere dell'ormai crollato impero austro-ungarico.

Ungheria, stiamo arrivando!


In Prekmurjie la mia direzione e' Murska Sobota. Il cielo e' nuvoloso, l'umidita' si alza e cammino ancora quando il sole va a nanna. Le app con le mappe mi segnalano un ostello della gioventu' nel quale scelgo di voler alloggiare perche' il tempo e' incerto. Alle 18.00 il buio e' pesto, raggiungo lo stesso il pseudo ostello della gioventu' scoprendo con rammarico che... l'ostello non c'e' piu'. Mi siedo... penso se ho visto sulla strada qualche casa di fortuna che potesse fare al caso mio, ma non ricordo di averne incrociati quindi faccio la cosa che mi pare piu' logica in quel momento: andare a lamentarmi al bar di fronte.



«En kosarec d pivo, prossim. Hvala!»


E' cosi' che conosco Anita quando mi porta il bicchiere di birra con l'aria curiosa di chi e' pronto a sentire una storia.


«Ho dim pes od Benekte do Pekinga»

«Pekinga? Pes?»


...io e Anita siamo diventati amici. Mi spiega che l'ostello non c'e' piu' da diversi anni oramai e sono molti quelli che rimangono fuori. Ci raccontiamo quando a un certo punto arriva un omone dalla faccia simpatica che e' suo marito Boris. Viene con delle chiavi e mi dicono che hanno uno stanza per me dove spesso stanno operai bosniaci, ma che ora sono vuote. Seguo Boris, posiamo lo zaino dopodiche' la serata va avanti al loro bar Denko tra chiacchere, birre e risate fino a tarda notte perche' e' impossibile dire no ad Anita che continua a riempire i bicchieri degli amici con una buona pivo (birra) slovena.


Il mattino seguente saluto Boris e mi dirigo ancora di piu' verso l'attuale confine dove dovrei passare il paese di Dobrovnik. Con me ho solo un nome: Eva.

Il mio amico Primoz Sturman mi diede il contatto di un bibliotecario che vive al confine. Contatto il bibliotecario che mi dà il contatto di Eva. Quando finalemente arrivo a Dobrovnik (da non confondere con Dubrovink, la famosa citta' croata) la attendo tra un caffe' e una chiacchera con il nuovo amico Elvis. Arriva Eva e trovo un'amica con una meravigliosa famiglia che sara' l'ultima ad ospitarmi in questa amata Slovenia.

La famiglia di Eva e' un ottimo esempio di quel che vuol dire tipica famiglia di confine. Il padre Stetcko madrelingua croata, la mamma Clara madrelingua ungherese, parlano in sloveno, lingua che hanno acquisito con la crescita, ma e' uno sloveno annacquato, prekmurjiano, per cui non e' detto che tutti gli sloveni lo capiscano perfettamente.


Confini, confini, confini... ci risiamo!


E ci risiamo cosi' tanto che oggi ne ho attraversato un'altro, tante e' vero che vi scrivo da una taverna abbandonata, di un ristorante dimenticato, in compagnia di un grazio topolino di campagna che ogni tanti mangia le briciole che gli lascio...

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