• Vento della Seta

Da La Casella a Città della Pieve

Aggiornato il: 11 ott 2018


Fabrizio

Fabrizio mi attendeva alla stazione di Fabbro-Ficulle e mentre il treno con sopra F. si allontana velocemente nel buio che odorava di pioggia. L'ho trovato un po dimagrito eppure rimane quel pezzo di pane d’uomo che ho conosciuto qualche mese fa ad Eremito. Fabrizio faceva il documentarista ed il lavoro di cui va più fiero è un documentario girato in Australia che riprendeva la vita di alcune tra le ultime tribù indigene. Come lo vedo comincia a piovere e saliamo velocemente in macchina. Durante il tragitto verso l’agriturismo La Casella mi racconta che durante i giorni di riposo si va a rilassare nella piscina di quest’agriturismo ed è stato li che ha conosciuto Stefania e Nino i titolari della Casella. Quando hanno saputo che sto intraprendendo la Via della Seta contemporanea Stefania mi ha voluto invitare da loro per raccontarmi una storia sulla seta tutta italiana.

«Dopo che la seta fu introdotta nel nostro continente, divenne pian piano parte attiva del commercio italiano. Tra l’ ‘800 e il ‘900 i laboratori tessili divennero industrie e le piantagioni di gelso, casa naturale dei bachi da seta, andarono a coprire tantissimi ettari del suolo italiano. Tutto andava bene fino a quando dall’inizio del ‘900 quando una malattia che è durata fino a poco dopo la seconda guerra mondiale ha decimato gran parte dei gelsi. Fu lì che i bachi si sono adattati su una nuova pianta di cui non ricordo il nome. Se i bachi da seta venivano dall’Oriente, queste nuove piante venivano dal nord America e hanno iniziato a prendere piede e a crescere spontaneamente. Questa è la storia che mi ha trasmesso mio padre e ora queste piante crescono spontaneamente anche tutto intorno alla Casella.»

Storie di intrecci. Intrecci di storie. Mi piace!!!


Agriturismo La Casella

Di fatto è questa La Casella. Al di là degli agi di un posto così curato in ogni particolare dalla spa alla piscina, dai cavalli alle opere d’arte, La Casella è un luogo di intrecci di vita che ha da una parte il misticismo della stazione, dove tante storie di sconosciuti si incrociano, e dall’altra parte l’atmsofera di una domenica in famiglia allargata o della cena di Natale.


«Non credo che alla morte quel che siamo scompaia del tutto. Credo che quando si muore tutte le particelle che ci compongono siano pregne delle sensazioni e delle emozioni che abbiamo scelto di vivere nella nostra vita. E quando l’esistenza si spegne allora tutte le particelle che fino ad allora ci componevano vengono disperse nello spazio e assorbite da tutte le cose alle quali assomigliavano. E so che mia madre ora è una stella.» Mi dice un pomeriggio Stefania quando sorseggiando un tè le chiedo se vuole raccontarmi della sua vita. Il mattino della mia partenza, Virginia mi accompagna a raccogliere questo fantomatico frutto che, grazie agli amici di Facebook abbiamo scoperto essere della famiglia delle Moraceae e si chiama Maclura Pomifera, detta anche melo del cavallo o moro degli osagi. Osage era il nome della tribù indiana che risiedeva in quella zona del Nord America che ha dato nome e natali al frutto.

Dopo avermi fatto promettere che sarei tornato a trovarle, Catia mi ha dato uno strappo fino a Fabbro e da lì mi sono incamminato fino a Città della Pieve per salutare mio fratello Mauro e Lisanna.

A Città della Pieve trovo la festa che inaugura il palio di Siena e la processione di Ferragosto con la festa dell’Assunzione della Madonna. Sacro e profano assieme nello stesso giorno. Entro nell’oratorio del Santuario della Madonna di Fatima di Città della Pieve, chiedo del parroco. Un giovane don, don Simone, non fa una piega mi guarda e fa «sei un pellegrino in cerca di ospitalità? Prego ti faccio vedere dove puoi alloggiare». Don Simone mi dice che la sera le porte saranno aperte fino a tardi per la processione e che ero libero di fare quello che volevo scusandosi di non potermi dedicare più tempo ma era impegnato tutto il giorno. E infatti quando la processione è iniziata, videocamera alla mano e nulla nello stomaco, l’ho seguita tutta quanta ed ho ripreso un don Simone in veste sacrale che celebrava il rito con tantissime persone al seguito. Riprendo tutto dall’inizio alla fine… o almeno quasi tutto, purtroppo alla fine mi sono fatto distrarre da una neo-mamma col suo bambino che erano troppo teneri per non essere fotografati, per cui ho perso la parte finale del rito, la più importante, quella dove la statua della Madonna, dopo aver fatto l’intero giro della città (esposta in ambiente profano) viene riportata sull’altare riprendendo il suo posto nel luogo sacro.

Virginia e Stefania raccolgono fiori


Virginia

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