• Vento della Seta

Diffidenza e fantasmi

Aggiornato il: 7 gen 2019


22.10.2018


Il mattino da Miloch ho conosciuto sia ls moglie che il figlio nel tempo che si preparavano per andare a scuola, mentre Miloch era andato a prendere un caffe' con due dei suoi amici per il rito mattutino. QUando e' tornato abbiamo fatto colazione con grasso di capra e caffe' dopodiche' mi porta nel suo vero luogo di lavoro. La bottega del falegname ha segatura in ogni angolo, gli attrezzi sono grandi macchine per levigare, bucare, incidere e ci sono legni di tutti i tipi e di tutte le forme. Un grande calendario di donne in bikini osserva dall'altra parte della stanza un ritratto a matita del maresciallo Tito.

Mi riporta in macchina dove ci siamo incontrati e gli offro un caffè per ringraziarlo.

Ora sono passati tre giorni che ho salutato Miloch, il primo di questi ho dormito al lago Gradisko Jezero che secondo la leggenda ospitava un drago che imprigiono' la figlia del signore del castello di Rozek. La giovane avrebbe dovuto essere sacrificata al drago ma questo fu sconfitto da un mercante che ne prese i mille tesori.


Quando la notte sono arrivato al lago ero senza acqua per cui sono salito su al villaggio per cercarla. Lì ho conosciuto Emil che mi ha rifocillato di acqua e di castagne. Mi raccontava che in quel paese 5 persone su 4 sono contro migranti ed e' normale disprezzarli. Forse e' per questo che quando mi sono svegliato un distinto signore che passava vicino a dove mi ero messo a dormire al mio «dobro jutro!» rispondeva con un sinitstro di che nazionalita' sei? Se fossi stato piu' scuro di pelle avrebbe probabilmente chiamato la polizia.



Alte nuvole grigie cedono il posto a un cielo sereno. Il grigio e il blu dialogano e chissa' chi tra loro avra' l'ultima parola. Cammino sulla statale 447 dopo che la notte prima ho dormito in un fienile a Trojane. Ho trovato un mio particolare metodo per non soffrire il freddo, ovvero essere un sandwich tra il sacco a pelo, la tenda e il fieno. Lo strato esterno di fieno trattiene l'umidita' che e' la peggiore bestia, dopodiche' il telo protettivo della tenda e' impermeabile e fa del mio respiro una stufa, la tenda trattiene il calore e mi protegge dalla sporcizia e da animali, dopodiché' il sacco a pelo. Cosi', adagiato su una lastra di legno con un letto di fieno ho dormito uno dei migliori sonni del viaggio.


Al mattino ho camminato ancora sulla statale 447 tra campi di orzo per la birra, spighe di mais. Perdo alle mie spalle le colline che mi hanno accompagnato negli ultimi giorni. Solitario, vado per le valli mentre in alto i falchi accompagnano il mio passo. A tratti lo zaino si fa troppo pesante, chiudo gli occhi e divento un tutt'uno con il ritmo del bastone che mi sorregge. Toc. Toc. Toc. Non c'e' piu' dolore, soltanto il passo. Incontro Andres con i tre figli. Non parla italiano o inglese e il mio slovenski e' limitato. Insiste a offrirmi una birra... tutt'ora non capisco perche' ho accettato una birra che già sapevo non avrei bevuto. Arrivo a Sempeter tardi. Volevo arrivare a Celje ma un vecchio mi ha dato informazioni sbagliate e ho allungato di 5 km. A Sempeter ci sono i resti di una necropoli romana ma arrivo a notte inoltrata e non so dove dormire. Trovo diverse strutture abbandonate...


Le prime che ho esplorato erano talmente sporche e disastrate che mancava anche un angolo nel quale aprire la tenda per infilarmi col sacco a pelo. Cosi' sono andato alla ricerca di altre possibili dimore per la notte.

Fino a quando l'ho trovata: Ramska cesta 42.


La porta e' semiaperta e manca la maniglia, ma l'interno mi ha lasciato molto sorpreso: come fosse un misto tra un pub ed un centro sociale. Di fronte l'entrata vi e' un grande bancone da bar e sul pavimento due custodie di chitarre ben tenute, seppure impolverate. La porta a sinistra porta ad una stanza che al posto della carta da parati ha dei giornali e da qui si entra in un altra stanze che pare un accogliente soggiorno con divani a "L" e un tavolo centrale. Non e' umido, sulla parete ci sono foto di ragazzi sorridenti, il posacenere sul tavolo ha una cicca di sigaretta e una di spinello e inciso sul legno c'e' una piccola scritta "rasta" con una faccina ridente, il tutto tendenzialmente pulito. Mi pare un posto sicuro... Meraviglioso!


Troppo perfetto per essere vero.


Torno alla chiesa, prendo lo zaino, lo porto nella stanza/soggiorno e mi sistemo. A un certo punto, il piccolo Indiana Jones che vive dentro me mi fa prendere la torcia per andare a esplorare il resto di questa struttura. Passo sotto un tavolo che ostacola il passaggio verso il piano di sopra.

La soffitta e' tutta impolverata, ma nulla di eccessivo. In giro ci sono libri, vestiti, dvd, fumetti western e il passaporto in cirillico di un macedone del '49. Recupero una corda e una borsina che mi possono essere utili e, incuriosito, voglio cercare di capire quando e' stata abbandonata questa casa. Scendo.

Vicino il bancone c'e' un piccolo frigo con alcolici e bottiglie con data di scadenza 2017. Non e' stato abbandonata da molto. Continuo l'investigazione al piano terra. Le due porte chiuse erano uno un bagno non funzionante e l'altro uno sgabuzzino, ma dietro il bancone c'e' una porta...


La porta della cantina.


Queste scale a differenza dela soffitta non sono curate. Sono rurali, scavate, irregolari. Tre rampe di umidita' mi portano in uno stretto corridoio pieno di ragnatele dall'aria sinistra. In fondo al corridoio c'e' un ambiente che emana uno strano odore. Percorro il corridoio lungo e arrivo nell'altra sala bianca. Alla mia sinistra un piccone. Al centro della sala una fossa a terra della lunghezza di un uomo. All'angolo tutte le pietre del pavimento e in alto un crocifisso all'incontrario di fronte la fossa.

Guardo il crocifisso e mi domando che ci fa un crocifisso all'incontrario in una cantina, con una fossa scavata con un piccone, in una casa abbandonata?

Non lo so, ma nel dubbio sono risalito facendo le scale due alla volta. Mi sono seduto mella stanza/soggiorno per riflettere... Non percepivo una buona atmosfera, ma comunque avevo iniziato a scrivere a scrivere il diario. La stanza dacche' era asciutta tutta ad un tratto si era fatta freddissima e cominciavo a caccaire vapore dalla bocca con il solo respiro: tipico dei film horror con i fantasmi. Un brivido mi ha percorso la schiena. Forse mi ero imparanoiato, ma ho avuto l'inquietante sensazione di non essere solo li' dentro. L'impressione andava avanti fino a quando mi ero reso conto che le frasi che stavo scrivendo sul diario... non mi appartenevano. Cosi' oltre all'impressione di non essere solo ho avuto anche l'altra inquietante impressione di non essere il benvenuto.


Molto lentamente ho preso tutte le mie cose, le ho messe alla meno peggio nel mio zaino e sono andato alla prima struttura esplorata: quella sporca, schifosa, al freddo. Ho preso una tavola di compensato l'ho messa a terra, mi sono seduto sopra a gambe incrociate, ho messo il sacco a pelo addosso e mi sono addormentato cosi', seduto, al freddo, ma meglio solo che dal male accompagnato.

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