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Diffidenza ungherese

08.11.2018

Ore 00:55 Hotel Panama

Szekesfehervar



E' la prima volta nella mia vita che mi trovo in un motel. Quando sono arrivato a Szekesfehervar la prima persona che ho incontrato e' stato uno zingaro che, come me, camminava sui binari per raggiungere la citta'. La seconda persona invere era un ragazzo incapucciato con grandi occhiaie sotto gli occhi che dondolava su se stesso a causa dell'eroina.

Come al solito le persone mi guardano male, in particolare quel grasso uomo che portava il furgone e che ho avuto la sfortuna di incraciare tre volte, come se mi girasse attorno cume un avvoltotio.


Nelle grandi citta' credo di distinguere tre tipo di sguardi di diffidenza:

1) Pericoloso quel tipo, meglio cambiare strada!

2) Ah ah ah che ridicolo!

3) Cosa vorra' da noi?


I palazzi di Szekesfehervar sono alti e colorati e danno l'impressione di case popolari. "Ognuno deve avere un appartamento e ognuno di questi deve essere uguale per tutti!", cosa comune in epoca sovietica. Tra i condomini vi sono anche zone per la ricreazione e per la socialita', ma, a differenza delle convivialita' del socialismo Jugoslavo, qui non ho l'impressione di quella vicinanza tra concittadini.


Se in una cittadina media slovena dove pare che tutti condividino parte della loro esistenza anche se sconosciuti, qui le persone tra di loro non si degnano neanche di uno sguardo. Anzi mi pare anche che la diffidenza non tocchi solo me in quanto animale ingombrante con uno zaino, ma appunto anche gli stessi concittadini.


E' vero, una media cittadina ungherese e' decisamente piu' popolosa di una slovena, ma forse le radici di questa diffidenza possono essere ancora piu' profonde.


Forse, mentre in Slovenia il socialismo Jugoslavo e' stato voluto, acclamato, sofferto e desiderato, e tutta la sua opposizione anticomunista ammutolita e decimata dal pugno del maresciallo Tito, qui, il comunismo sovietico e' stata la conseguenza di una guerra persa. Un obbligo, un ulteriore dominazione, un motivo di terrore dal colore rosso.


Ieri notte ho dormito in un parco giochi per bambini, stamani le persone al comune mi guardavano male mentre mi lavavo i denti. Solo un signore con la lunga barba, un po emarginato dal gruppo mi ha chiesto dove stessi andando. Poi, mentre camminavo, un ragazzo con lo sguardo leggermente ebete mi ha chiamato, si e' fermato e abbiamo camminato assieme per un tratto di strada. E abbiamo "parlato" per come potevamo. E' stato un incontro insaspettato e umano. Quando e' ripartito sulla bicicletta si e' girato per augurarmi buon viaggio. Credo che anche lui, rispetto alla societa' sia un emarginato, ma forse e' proprio per questo che gli ultimi saranno sempre i primi, poiche' i loro pregiudizi si estinguono sotto il peso dei giudizi degli altri.

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