• Vento della Seta

Esoterismo sull'Appennino emiliano

Aggiornato il: 6 gen 2019


23.08.2018


Stamani ero tra il cimitero ed il campetto da calcio di Lagaro. Ero indeciso sul da farsi e due erano le possibilità: o continuare sulla provinciale sulle tappe della via della Lana e della Seta, oppure andare a Roccamalatina a salutare Carmen e Dieguccio (il mio cane). Nel dubbio ho iniziato a camminare. Alla prima pompa di benzina ho incontrato l’uomo con il cappello da cowboy.



L'uomo cowboy mi ferma, chiedendomi dov’è che stessi andando.

«Sto andando a Pechino» gli dico.

«Ah anche io adoro fare i giri sull’Appennino»


Otello, l’uomo con il suggestivo cappello, è il titolare del distributore. Quando era appena un ragazzo, il parroco dell’oratorio dove passava interi pomeriggi si accorse per primo della sua passione innata per la storia ed è stato lui regalargli un primo libro di testo, di quelli scolastici. Da allora Otello ha nutrito sempre di più quella sua curiosità, cosa che è riuscito a trasmettere anche ai figli, infatti, assieme hanno perlustrato, catalogato e realizzato una “enciclopedia” con tutte le storie di castelli, rocche, case dei paesini più sperduti e gli angoli più dimenticati. Riscoprendo i siti storici e archeologici del territorio hanno ricevuto anche i complimenti e riconoscimenti dell’università di Bologna e hanno dato un gran contributo alla realizzazione dei sentieri della Via della Lana e della Seta.

Otello mi illustrava le pagine del loro glossario, quando sono rimasto colpito da una foto del loro repertorio. Una rocca che spuntava tra gli alberi e si ergeva sopra una roccia di un colore scuro, sormontata da cupole orientali e finestre bizantine di quelle che si vedono tra Venezia e Istanbul.


Rocchetta Mattei

«La Rocchetta Mattei non è una struttura antica come si può pensare. Risale a metà dell’800 costruita sotto richiesta di Cesare Mattei. È un posto davvero suggestivo; e lo stesso Mattei era una personaggio eclettico. Molte persone andavano in pellegrinaggio da lui per recuperare le sue pozioni di erbe e acqua che pareva curassero tutti i mali. Persino un imperatore giapponese e la principessa Sissi si recarono da lui» mi raccontava il figlio Fabio

.

La volevo vedere, ma si trova un po’ fuori mano per cui mi lascio convincere da Otello a farmi accompagnare fino a Montovolo, 50 km indietro. Dopo una ventina di minuti arriviamo a Montovolo, che, mi dice Otello, era un monte sacro agli etruschi. Il simbolo a loro più caro in assoluto era infatti l’uovo, simbolo di gestazione e rinascita, e che credevano si trovasse nascosto da qualche parte sopra (o sotto) il monte.

Dopo esserci salutati mi sono incamminato verso quella cima che, oltre al mio passaggio, ha visto a calpestarla anche i tedeschi, Carlo Magno, i barbari, i romani e ovviamente gli etruschi.

Salendo salendo ho incontrato un uomo da lontano, ci siamo salutati augurandoci «Buongiorno!» e subito ci siamo riconosciuti. Lavora nel campo farmaceutico, ma il suo essere richiama di più gli antichi alchimisti. Ha un’energia solare e mi ha confermato che la Rocchetta Mattei ha un energia particolare che forse è dovuta alla roccia di magnetite sulla quale è costruita.

Decidiamo di cogliere l’incontro tra le nostre anime e tra filosofia e magia mi ha trasportato come un mistico aiuto invisibile fino alla Rocchetta Mattei che purtroppo era chiusa ma, data la reciproca simpatia, decide anche lui di dare una larga deviazione alla sua giornata per accompagnarmi fino a Roccamalatina.


Ho trovato la persona giusta al momento giusto e che mi ha saputo dare le indicazioni essenziali per perseguire questo viaggio.


Magico!



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