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Grotta del Mitreo

21.09.2018


Seduto di fronte all'altare, illuminato dalla luce di una candela sono inghiottito da questa grotta che il cammino mi ha fatto incontrare. Fermo, sono in silenzio. Il suono dell'autostrada non disturba questo luogo che a tutto pare imperturbabile e ripenso a tutte le persone che ho incontrato: vedo Massimo su Montovolo, che e' vicino a Christiane, la quale ha conosciuto Ada, che conosce Furio l'amico di Luigi che mi ha fatto incontrare Vittorio, e Furio e Luigi conoscono Marino che ho conosciuto con Andrea, coleggati a Vittorio etc. etc.; siamo tutti collegati.

Quando questo pomeriggio sono venuto qui ho fatto meditazione come non facevo da anni. Guardare ad occhi chiusi e' come una preparazione per vedere veramente quando gli occhi si aprono. Ed e' stato come riallacciarmi ad una dimensione che per molto tempo ho messo da parte. E' come se sentissi che qualcosa da dentro si sia risvegliato e nel mio marasma interno ho fatto pulizia dei vari personaggi che ho indossato col tempo. Sto modellando una nuova forma di me con i cocci di quello che son stato. E' strano... non sono piu' me, ma sono sempre me.


Non ho dovuto rinunciare a nulla: non a Frieda, non alla mia famiglia, alla tecnologia... tutte le cose coesistono in questa misteriosa mistica che conduce il ruotare delle stelle e del mondo. Ora, nel ventre della grotta, penso che nulla in questo viaggio sia arrivato per caso. Nulla! Neanche la ragazza maleducata con il cane di stamani. Il suo atteggiamento antagonista mi ha costernato ma poi mi e' stato riferito che ha avuto una vita dura: il padre con un pugno ha fatto entrare in coma la madre quando lei era ancora nel pancione e per il resto e' stata cresciuta ad odio e rancore. Con una vita cosi', di cosa devo rimanere costernato?

La bellezza del mondo, il tramonto del sole, l'aureola della luna, i colori che dirama, sono queste le cose reali. Tutto il resto e' un guazzabuglio di intrecci verosimili che sbraitano e sputacchiando saliva sull'esistenza. Ma quando i fili raccontano e si incontrano e' li che la magia appare per quello che e': l'interconnessione di tutte le cose che convergono in un unico punto: l'unione dell'io col tu che permette di divenire un uno chiamato noi. Non c'e' lingua, religione, identita' quando si stempera sulla tela della vita la capacita' di cogliere nell'altro l'identita' della propria essenza.

Andrea Bellavite mi ha aiutato a comprendere la natura profonda delle religioni. Quelle che non hanno nome, ne' volto, ne' la pretesa di conoscere e riferire il mistero dell'incommensurabile. Il divino, il sacro e' vivo e presente non propriamente nei templi, ma nella presenza delle persone. Ed e' solo coltivando questo sentimento che il mistero apre la sua porta. Siamo un tutt'uno

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