• Vento della Seta

Lucca - Il primo di 18milioni di passi

Aggiornato il: 16 set 2018

Lucca mi dà il benvenuto come prima tappa del nostro viaggio verso l’Oriente. Qui, la filosofia di Iniziativa Turistica mi addotta come pellegrino.



06.02.2018

Lucca


Lucca mi dà il benvenuto come prima tappa del mio viaggio verso l’Oriente.

Sono venuto qui per parlare con Maurizio Claroni. La sua associazione Iniziativa Turistica è una no-profit che si occupa di nuove forme di turismo ecologico e spirituale. Quando gli ho scritto per chiedergli informazioni sulla ricerca degli sponsor lui mi ha invitato a venire qui per parlarne personalmente, eventualmente anche per un possibile sostegno al mio progetto da parte della sua associazione.

Sostegno? Cosa dovrebbero sostenere? Questo mi domando mettendo per la prima volta piede in questa antica cittadina toscana. Dentro me le motivazioni di questo viaggio sono chiarissime, ma se si tratta esporle e rispondere addirittura a domande come “perché ti dovrei sostenere?” o “cosa sto sostenendo?” le cose si complicano.

Fermo in piazza del Duomo attendo Maria, che è la gentile hospitalera di questa notte da couch-surfer, guardo quel cielo troppo chiaro per essere una giornata uggiosa e tento di trovare una risposta reale alle ipotetiche domande di Maurizio. Più ci penso e più le risposte che emergono si allontanano pian piano dalle domande in sé. Il mio pensiero vola e le domande si scompongono arrivando, chissà secondo quale nesso logico, a toccare quelle domande esistenziali che tanto perturbano l'uomo dacché il mondo è mondo… Chi siamo? Da dove veniamo? Dove stiamo andando?

Inopinabilmente tra le più nobili, inquietanti e profonde e creative domande dell'essere umano. Queste domande contengono tutta la nostra storia, il futuro, il mistero della nascita e della morte, la trasmissione della conoscenza, ma anche l'inquietudine di sapere che queste domande difficilmente troveranno mai una risposta.

Come ci si possa imbarcare in domande a così ampio raggio con un certo retrogusto sublimemente esistenziale non mi è chiaro, eppure, se il pensiero è arrivato su tali domande, mi dico che probabilmente nel mio inconscio la motivazione che muove questo viaggio, e dunque il motivo stesso per il quale gli sponsor dovrebbero sostenermi, è proprio di natura umana ed esistenziale.

Fortunatamente ero in anticipo di ben un’ora dall'incontro con Maria per cui ho potuto soffermarmi ancora un po' su quelle domande esistenziali ed ammirare con cura i glifi scavati nella roccia che compongono la facciata del Duomo di San Martino.

Tentavo di sviscerare sempre di più la questione, cercando di tradurre in parole logiche la natura di quelle motivazioni. Ma alla faccia di quelle parole che andavo cercando per rispondere con un filo logico, la mia mente si è divincolata di nuovo e ha rievocato un ricordo.


Immagini di una settimana fa…

...mi trovavo nel Caffè Belmeloro a Bologna e dalla vetrina guardavo fuori sotto il porticato di fronte. Notavo che tra le tante persone che vi camminavano nessuno si guardava negli occhi. Chi guardava il cellulare, chi i propri passi a terra, chi lo sguardo lontano come un modello sotto i riflettori. Di tanto in tanto due persone senza guardarsi si scontravano e guardandosi appena si chiedevano scusa e poi basta, ognuno solo, sulla propria strada.

Finito di scrivere sul diario, andai a pagare il caffè e uscii. Presi il cellulare e iniziai a contattare Frieda, e poi Carmen (la mia seconda madre, ma questa è un’altra storia), fino a che non urtai uno studente che mi veniva incontro.«...Scusa...»


Questo ricordo riflette esattamente il problema che riscontro nel nostro presente, nonché il motivo per cui chiedo le sponsorizzazioni. L'ambiente che ci circonda è sempre più inquinato. Oltre ad un inquinamento atmosferico e più generalmente ambientale, quello che più mi inquieta è l'inquinamento psicologico. Lo spirito, le culture, le altitudini dello spirito umano si affossano sotto un'ombra selfie-centrica. Sì, si può dire che il viaggio sia incominciato.


07.02.2018

Lucca


In questo momento ho appena preso un caffè con Maurizio Claroni. Nativo di Roma, vive a Lucca da venticinque anni. È tra i primi laureandi di sociologia, ha fatto da consulente per diverse strutture di ospitalità e da una decina di anni si occupa di turismo sostenibile. Nonostante la grave crisi che l'intero mercato ha attraversato nel 2011, si è rialzato con le proprie forze ed è per questo che, secondo me, è una di quelle rare e preziose persone che ancora crede nelle utopie nonostante gli schiaffi di realtà che la vita, e la crisi economica, ci danno. Grazie alla sua spinta utopica decide di adottare me ed il mio progetto come se fosse il mecenate di un lucido visionario.

Allora, con questo piccolo sostegno, mi sento più sicuro e meno solo nell'affrontare le prime traviate tra consolati e burocrazie varie che già so mi attenderanno e cercheranno di smontare pezzo per pezzo il mio utopismo. Ma terrò duro! Perché non sono l'unico a credere in questo sogno, e soprattutto non sono l'unico a sentire che bisogna fare qualcosa per evitare che il progresso tecnologico mal usato appiattisca e scolorisca la sorgente della ragione umana: l'incontro autentico con l'altro.

Ringrazio di cuore Maria per l'ospitalità e Maurizio per l'aiuto.

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