• Vento della Seta

Milano - Per tutti coloro che non possono partire, ma che viaggiano col sudore

Aggiornato il: 9 giu 2018

Una delle problematiche di chi prepara un grande viaggio  è che le persone lo innalzano a qualcosa di straordinario. Eppure lo straordinario è troppo spesso invisibile agli occhi...


Giuseppe Locatelli e la sua magica pizza!

24.04.2018

Milano


Una delle cose negative nell’organizzare un viaggio come questo è che nel momento in cui mi trovo in un gruppo di persone e qualcuno mi chiede «e tu cosa fai nella vita?», finisco sempre, ma senza volerlo, per monopolizzare la conversazione. Fortunatamente sto diventando sempre più abile nel riprendere il giro delle conversazioni rispondendo alle curiosità che comunque mi pongono e contemporaneamente scoprendo ciò che li riguarda.

Proprio ieri mi sono ritrovato nuovamente in questa situazione, ma mi sono sentito davvero piccolo rispetto ai ragazzi che avevo davanti.

Camminavo per Milano alla ricerca di un semplice bar dove poter scrivere le mail e lavorare al progetto. Quindi sono sceso da casa della famiglia di Frieda ed ho camminato sempre dritto. Senza saperlo sono ritornato ai Giardini di Porta Venezia, dove mi ero incontrato con Eleonora.

Mentre camminavo ho visto una coppia che mangiava una pizza su una panchina e immediatamente mi è tornato in mente il mio caro vecchio amico delle elementari Giuseppe.

Peppe fa il pizzaiolo da già dieci anni, ma solo da 5-6 mesi è stato trapiantato al nord. Essendo una persona competente e affidabile è diventato il vice-responsabile di una squadra di otto-nove persone, tra pizzaioli e camerieri.

Mi racconta che il lavoro è pesante e lo innervosisce troppo. Inizia dalle 10 del mattino fino a chiusura (oltre la mezzanotte), ci sono giorni in cui arrivano a sfornare anche milleduecento pizze… i conti da curare e il personale da gestire che è spesso poco rispetto a quel che c’è da fare. Insomma tutto il giorno per oltre 10 ore va avanti e indietro. Senza sosta.

Quando Giuseppe mi diceva questo eravamo fuori la pizzeria insieme ad altri due giovani pizzaioli della sua squadra. Quando Emmanuel mi ha chiesto se fossi a Milano per “abbuscà’ ‘na fatica?” (trovare lavoro), gli ho risposto che ero lì per intervistare viaggiatori dato che in estate sarei partito per la Cina a piedi. Il suo moto di sorpresa gli ha quasi portato le sopracciglia dietro la nuca e, dopo essersi reso conto che non stavo scherzando, ha iniziato a domandarmi quanto tempo ci avrei messo e quanto chilometri avrei dovuto fare al giorno. Ad ogni risposta sia lui che Pasquale continuavano a rimanere sorpresi e a guardarmi con ammirazione.

In un certo senso mi sono sentito in colpa e ho preso un istante di silenzio per pensare a loro e in particolare a Giuseppe che da vice-responsabile ha il dovere di essere presente in tutto il tempo del lavoro. Dopo questa pausa gli ho detto «guardate wuaju che in realtà quello che faccio è poco. Se contate che dalla mattina che mi sveglio cammino tra le 7 e le 8 ore con qualche pausa e lo confrontate con quello che camminate voi tra la sala e il forno per più di dieci ore, alla fine dell’anno sareste già arrivati in Giappone!».

Una volta finita la loro pausa sono stato un po' appresso a Giuseppe fino a quando, verso le 16, abbiamo pranzato con una bella margherita napoletana… era la prima volta che assaggiavo la pizza preparata dalle mani del mio amico. La nostra conversazione è continuata tranquilla come due amici di sempre che mangiano assieme, eppure dal mio lato del tavolo guardavo Giuseppe e lo confrontavo con la sua giovane immagine con cui giocavo a fifa 2000 da piccolo. Lo guardavo e pensavo a quanto sia dovuto crescere in fretta Giuseppe, al fatto che non ha un momento per respirare, che il poco tempo libero che gli avanza lo usa per sentire la sua compagna giù in Campania e che riescono a vedersi solo una volta al mese…

Pensavo questo e capivo che la vera impresa straordinaria, il vero viaggio che porta a maturare è soprattutto stare quì; rimanere, per costruirsi una strada in un mondo che riduce l’essere umano a meno di una lenticchia, cercando di mantenersi integri a propria immagine e somiglianza.

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