• Vento della Seta

Neanderthalensis


18.08.2018

Cetona, ore 20.00


Sono a Cetona, e sono qui perché mi sono lasciato traspostare dal flusso del viaggio.

Le voci di persone in lontananza, il frinire delle cicale e il canto degli uccelli nei boschi delle colline lontane compongono la colonna sonora di questo cielo colorato dalla rocca di Cetona dove una luna alta e argentea dice arrivederci al sole. A disturbare questo momento idilliaco, un gruppo rumoroso di quattro persone viene caciando e rompendo la quiete. Il ragazzo di una delle due giovani coppie fa qualche foto al tramonto senza neanche guardarlo e vantandosi dei like che avrebbe avuto su Instagram.


L’essenziale è invisibile agli occhi...


Due giorni fa a Città della Pieve, quando mi sono svegliato sono andato alla chiesa di san Biagio e san Rocco. Quella mattina, don Simone e un altro ragazzo suonavano rispettivamente l’organo e le campane ed è stato lì che ho conosciuto Elena, la piccola mascotte della chiesa. È la figlia di Federica, a sua volta figlia di Fiammetta conosciuta in paese come la signora qualche anno fa ha aiutato la Nasa per restaurare una famosa opera del Perugino che si trova nella medesima chiesetta. Dopo aver pranzato abbondantemente con anche gli uomini della confraternita della casata di san Rocco, ho salutato tutti ringraziandoli e ho ripreso il viaggio diretto verso Chiusi per salutare Fabrizio e Rossella. Fuori la chiesa del mio santo favorito c’è una piccola piazzetta che guarda le colline dall’altra parte della valle, anche la piccola Elena stava a guardare quelle colline e sorridente come un sole mi dice:

«Laggiù ci sono le grotte di Cetona dove le maestre ci portano all’inizio dell’estate. Sono le grotte dell’uomo di Neanderthal dove seppellivano i morti. È proprio bello!»

Un altro tuffo nella preistoria! L’origine dell’Uomo mi richiama di nuovo sulla sua strada.


Chiesa di San Biagio e San Rocco di Città della Pieve

Federica, Fiammetta ed Elena

Rossella e Fabrizio

I volti meravigliati di Fabrizio e Rossella nel vedermi in tenuta di camminatore mi ha divertito molto. Mi aspettavo di vederli per un pranzo ma ho accolto il loro invito a rimanere lì un giorno per lavorare alla digitalizzazione del viaggio. Tempismo perfetto!

L’indomani mattina, dopo esserci salutati ho seguito le indicazioni che mi avevano dato. Salendo per la via della montagna ho percorso diversi saliscendi su una lingua d’asfalto immersa nel verde. Direzione Sarteano. Dopo un paio di ore ho trovato la strada per

le Grotte di Belverde


Dentro alle Grotte di Belvedere

Il complesso di grotte,molto intricato nel quale si rischia di perdersi, veniva usato già all’età del Bronzo, a cui risale l’Uomo di Neandertal. Si trova dentro la pancia del monte Cetona e vi venivano seppelliti i morti, alcuni dei quali sono stati ritrovati con le mani distese sui fianchi e la testa rivolta verso est, verso la nascita del sole.

In alcune di queste grotte, ora abitate da fantasmi e pipistrelli, sembra proprio di stare come all’interno dell’utero della terra, in uno stato di sospensione. Nel bosco l’associazione che si occupa delle grotte ha creato una ricostruzione delle capanne dove vivevano i nostri antenati più prossimi. La capanna principale riproponeva quasi identicamente la capanna ricostruita nel museo archeologico di Velletri. Entrando nella caverna a destra c'è il vasellame, a sinistra si trova l’angolo della tessitura, in fondo a sinistra vi è l’angolo dell’industria litica, in fondo il “forno” ovvero l’angolo del fuoco. Anche nelle chiese attuali, ora che ci penso, spesso si trova all’entrata a sinistra la statua della Madonna, in fondo, si trova un santo maschile, mentre al centro c’è il fulcro del fuoco, come corpo del dio che cerca la verticalizzazione.

Finito il giro delle grotte sono andato verso l’Eremo di Santa Maria in Belverde. I ragazzi che vivono nell’Eremo mi hanno accolto e sfamato e, al mattino mi hanno accompagnato per un po’ di strada, tristi della mia partenza, lasciandomi con tante di quelle riflessioni in testa che andranno metabolizzate pian piano. Eduardo in questo è stato una bussola, dandomi la traccia da seguire per il successivo giorno di cammino quando, indeciso se continuare per Sarteano o scendere per Cetona, mi ha detto: «Sai sulla strada per Cetona c’è il convento di San Francesco che è stato il primo convento ad esser stato costruito dal Santo. Ma soprattutto si dice, ma non ci sono documenti che lo attestano, che intorno al fuoco del loro camino, Marco, Niccolò e Matteo Polo si recarono lì per prendere le mappe della Via della Seta»

Meraviglioso! Ho sempre di più l’impressione che questo viaggio si muova su tre livelli: uno del presente (il mio); uno storico (la storia della Via della Seta); uno preistorico (la storia dell’Uomo).

Che capata!


Eduardo, Luca e Benny

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