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Partire

Aggiornato il: 16 set 2018





05.08.2018

Scauri, Bar Haiti

Ore 07.05


Il viaggio. Il viaggio è iniziato da quattro giorni e solo ora ho trovato il tempo per scrivere e, probabilmente, per iniziare a comprendere che sono partito. Il primo agosto i saluti da Piazza del Plebiscito, ma di fatto, sono partito da casa scendendo a piedi i dieci piani del mio palazzo. È stato un giorno emotivamente strano: senza dormire, senza mangiare ero come in sospensione, in attesa.

Mentre le persone iniziavano ad arrivare a Piazza Plebiscito, sono entrato in un flusso che mi a permesso di vivere ogni abbraccio, bacio, lacrima. Dopodiché, con l’amico pellegrino Pasquale ci siamo incamminati per i 31 km che ci separavano da Bacoli.

Arrivati faticosamente a Bacoli, alle 23 di sera, ero completamente distrutto, scremato, «t’ann 'a raccogliere c’o cucchiain!» come mi diceva Pasquale che, se non fosse stato per lui, la sua pazienza nell’attendermi e l’ultimo acquisto per il viaggio, il mitico free-back che mi ha sollevato parte della cattiveria dello zaino (consegnatomi da mio padre a percorso già avviato), molto probabilmente mi sarei fermato prima. La sera non riuscivo a muovere le braccia tanto è il carico dello zaino.

Il giorno dopo, salutato l’amico Pasquale, è stato Andrea ad accompagnarmi per un breve tratto fino allo svincolo di Licola. Da lì in poi ho proseguito da solo, almeno fino a quando una macchina non mi ha urtato il braccio che gli ha rotto lo specchietto. Il ragazzo, mortificato, mi ha accompagnato per i due chilometri alla fine dei quali mi attendeva mia cugina Laura che non vedevo da anni e insieme siamo andati a casa degli zii. Dai miei zii sono rimasto un giorno in più del previsto. Ho riaperto tutto lo zaino per capire cosa potevo lasciare. Ma, tecnologia inclusa, tutto mi pare il minimo indispensabile.

E dunque, zaino in spalla e pugni serrati. Ho tempo fino a Venezia per capire quanto mi posso permette di portare sulle spalle e, fino ad allora, tutto è un allenamento. Ad ora credo di star appena entrando nell’idea di essere partito, che Vento della Seta è in atto... forse proprio perché la Campania è appena dietro le mie spalle e il dialetto ha ancora altissime influenze partenopee.

E qui, in questo Bar che si chiama Haiti, guardando le macchine che passano di fronte, non posso non domandarmi se questo viaggio tanto sperato, sofferto, agognato e desiderato sia all’altezza delle mie aspettative, o se sarò io all’altezza delle sue.

Mi ritornano in mente i volti di tutte le persone che ho appena iniziato ad incontrare. Da Angelo a Francesca, da Gianni alle ragazze del bar, alla vecchietta che guardandomi mi dice «ma chi te lo fa fare?!»

Sorrido.

RIvedo nella testa Gianni l'addestratore equino, Angelo, Francesca, Pasquale, Massimiliano, Laura, Zio Pasquale, Zia Lucia, Zia Flora, Zio Mario, Dario, Baby Marzia, Giuseppe...


sorrido.



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