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Paura dell'ignoto


02.10.2018

Ore 11.43 Bar Giulia, Trieste


Tra qualche ora non saro' piu' in Italia e tutto quello che verra' sara' un mondo gradualmente diverso.

Gia' qui si sente un'aria di confine. Trieste, l'imperiale città dalle grandi vie trafficate, con le sculture sui palazzi, quel suo sapore barocco, e' citta' dell'incontro, citta' di confine: il confine tra terra e mare, tra la vita e la morte durante le guerre; confini tra imperi, confini nei cimiteri, di culture che vivono silenziosamente assieme.

E ora, il confine e' li'... e qualcosa mi prende il petto. Sono crucciato, come se ci fosse qualcosa a fermarmi. Lo ricordo, mi era capitato anche a Venezia dopo 10 giorni che ero rimasto li'. Che cos'e'? La sicurezza della sedentarieta', un timore dell'ignoto?

E' una sensazione che conosco... la percepivo anche quando da piccolo andavo a fare il bagno. Nuotavo, mi allontanavo sempre di piu' e ogni tanto mi giravo indietro e vedevo l'ombrellone rimpicciolirsi. Raggiungevo la secca, la superavo anche quando non riconoscevo piu' il nostro ombrellone. Ma la cosa che mi faceva sempre rigirare e tornare indietro era il momento in cui riconoscevo me stesso un nulla confrontato al mare, all'ignoto.


Ecco... ecco... cosa mi ferma ora: la paura dell'ignoto.

Ogni volta che mi fermo un po' più a lungo in un luogo e' come quando mi fermavo e mi giravo per guardare l'ombrellone. "Non ho completato queste cose!", "dove dormiro' stanotte?", "si e' fatto tardi, sarebbe meglio ripartire domani mattina", diverse scusa mi assaltano, pur di riportarmi sotto quell'ombrellone.


Ma ora mi aspettano lingue diverse, fiumi gelati, insetti che non conosco, foglie colorate, occhi diversi, sapori e odori. E in mezzo a tutto questo camminero' da straniero, con la paura del buio, del gelo, della notte, ma non del vento...


E' il momento di tuffarsi!


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