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Perché è importante viaggiare?

06.09.2018



Balatonfuzfo


Quando ieri sono arrivato nei pressi del Balaton volevo documentare una chiesa con due alti campanili di mattoni rossi. Ma come molte chiese in Ungheria, solo l'atrio e' aperto e non si puo' superarlo perche' e chiuso da cancellate. Cosi quando osservavo la chiesa da dietro le sbarre ho sentito un rumore dietro di me a sinistra. Mi giro e non mi ero reso conto che li' ci fosse una donna. Le chiedo con i gesti se la chiesa e' sempre chiusa, lei annuisce. Ma a guardarla meglio scorgo che piange. Per non disturbarla me ne sono andato lentamente, ma una volta fuori non riuscivo a levarmi i suoi singhiozzi dalla mente.


Allora mi fermo sulle scale, apro lo zaino e cerco qualcosa che posso darle. Traggo dalla sacca magica una pietra che una cara persona mi aveva regalato e sono sicuro che non le dispiacera' se la cedo in dono per questa ragione.


Torno alla chiesa, dico alla signora qualcosa in italiano che non potra' mai comprendere. Le porgo le mani, lei me le prende, mi ringrazia piangendo, le dico della sua lingua che mi proviene dal cuore <<siveshen>>.


Me ne vado verso Tihani e, l'unico essere con il quale riesco scambiare qualche parola era quel cigno che continuava a soffiarmi. Col cigno mi divido dei biscotti fatti dalla madre di una ragazza. Rimaniamo solo io e il cigno e il tramonto.




Ormai si era fatto gia' tardi e per scegliere un posto dove passare la notte per cui guardo con attenzion l'abbazzia che si erge sul colle. Sono le 18 e non ho fame, ma potrebbe venire piu' tardi quando non ci sara' nulla aperto, per cui chiedo a una simpatica coppia di signori dove mangiare. Mi accopagnano al ristorante dove lavora Joannes. Joannes, a differenza della maggior parte degli Ungheresi, parla un ottimo inglese. Ha lavorato 19 anni in Canada. Ma non vuole troppo parlare di se' preferisce sfamare la sua curiosita; per cui mi fa una lunga serie di domande che si ripetono ciclicamente. <<Perche'?Dove vai? Da solo?>>

Alle mie risposte aggiunge pezzettini che mi mancavano come ad esempio: <<i social network sono un piccolo posto dove le persone credono di stare assieme covando l'illusione di poter esprimere quel che si e' quando in realta' si va a glorificarsi agli occhi di quei quattro amici che ci seguono la propria performance, come se fosse un teatro narcisistico.>>


la sua analisi cruda mi turba e mi fa riflettere e parliamo a lungo fino a quando fattosi tardi ci salutiamo.


Fuori faceva veramente freddo.

Esco, vado al convento. Sono frati francescani i quali, di solito, sono i piu' lieti ad ospitare pellegrini. Busso due volte, le luci sono accese ma non mi rispondono. Si accende la spia rossa della video camera, busso ancora, ma non rispondono. Rimango in pedi li sulla piazza e saluto spaventando le persone che passano. Di fatto non ricambiano il saluto. A un certo punto un frate in cannottiera si affaccia alla finestra. Mi vede, mi guarda. Chiude i battenti esterni, poi quelli interni dopodiche' socchiude i parasoli. Lo guardo mentre svolge queste azioni mi guarda anche lui mentre fa finta di nulla. Le ultime cose che vedo dalla sua stanza sono le luce della televisione accesa che illuminano a intermittenza le pareti e il soffitto.

Torno alla panchina prendo lo zaino e mi dirigo sull'altura di fronte all'abbazzia dove ci sono le statue di Gesu' in croce con i due ladroni ai lati.

Ai piedi di Gesu' apro il sacco a pelo e mi ci infilo dentro. Mentre sono rapito dalle stelle mi chiedo cosa ne penserebbe lui, Gesu', del film che sta guardando il fraterello.





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