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Piccole cose infinitamente grandi

Aggiornato il: 16 ott 2018


Dopo aver conosciuto giovani caparbi e speranzosi e dopo essermi svegliato su una panchina al paese di San Giorgio di Livenza, ho iniziato il cammino verso Portogruaro.


Ieri il vento non ha soffiato dalla mia parte e, come qualcuno mi aveva avvisato, qui le macchine corrono. E corrono in quella maniera odiosa ai viandanti perché lo fanno con il cellulare in mano! No, non si poteva fare. Così ho parlato con i contadini. Taaaanti contadini che mi hanno indirizzato per tutte vie secondarie non segnalate da google.maps in mezzo al verde di queste bellezze venete.

Anche se così facendo ho allungato di diversi chilometri, il tragitto è stata una meraviglia e poi, di colpo, la magia: incontri con persone che mi hanno fermato per chiedermi dove stessi andando.

Alla faccia della guerra dei popoli tra terroni e polentoni ho trovato una vicinanza esistenziale che rafforza l’animo e porta pace e compagnia.


Vera e Riccardo

Ad esempio Vera che mi hanno fermato dopo che ho salutato lei e suo figlio, Riccardo, e ci siamo messi un po’ a parlare. Una volta ripreso a camminare dimenticando sul balcone di casa loro una serie di ami da pesca che avevo trovato e che mi potranno essere utili e lei mi ha rincorso per mezzo chilometro chiamandomi per darmeli, ma purtroppo non la sentivo e l'ho fatta correre tanto. Piccole cose infinitamente grandi.


Ed è stato così che finalmente sono giunto a Concordia dove, all’improvviso, mi sento chiamare dietro:

«Hei, pellegrino dove vai?»


Giordano

Era Giordano, un compaesano campano trasferitosi a Portogruaro 15 anni fa e che è da poco tornato dal Cammino di Santiago. Anche se stava tornando a casa in bicicletta dopo un’intera giornata di lavoro decide di fermarsi, camminare con me e chiaccherare come se fossimo compagni di viaggio da sempre.

«A me due cose non mi devono levare: il cammino, che libera l’anima, e l’apnea, che l’anima te la fa incontrare in silenzio. Se non avessimo l’anima non potremmo apprezzare il vero lusso della vita», mi dice invitandomi a sentire il profumo di una rosa.


Quando arriviamo a Portogruaro sentiamo da dietro una vocina bassa che ci ferma e dice:

«Hei pellegrini, dove andate?»


Donatella

Stavolta era Donatella a chiamarci, una signora di 74 anni.

La pelle incartapecorita screpolata, graffiata, quasi ustionata; gli occhi azzurri come il cielo riflesso nel ghiaccio; ma un’aura che la colora di un carisma particolare.

Ci dice che il suo tempo sta finendo: ha una malattia autoimmune di cui nessun medico sa dirle nulla, per cui incurabile. Quando ha scoperto di essere malata aveva 68 anni e stava per partire per il Cammino di Santiago. Ma voleva partire comunque e allora chiese al medico cosa fare:

«Vada signora, le dico come si deve vestire e poi torni, mi racconti come è andata.»

Quando iniziò il cammino nella prima tappa successe qualcosa che la ha segnata per il resto della sua vita. Camminava nel bosco, lo zaino le pesava e aveva perso il senso dell’orientamento

«Ma dentro di me aveva preso spazio una voce che mi ripeteva “cammina, cammina! Ti sei persa, cammina! Ti fa male lo zaino, cammina! Hai paura, cammina”. E poi sono uscita dal bosco ho visto le ginestre e mi sono detta “Ahh ecco, il cammino può essere già finito. Ho capito!”»

Arrivò comunque fino a Santiago e, quando tornò dal dottore lui le disse: «Non mi dica nulla i suoi occhi parlano da soli»

Le ho chiesto se avesse paura di morire:

«Io sono alla fine, lo so. Ma esattamente come in quel bosco cammino e, a breve, mi aspetta un nuovo vestito da indossare, una nuova forma.»

Nel paese è antipatica a molti, perché fa da specchio a chi ha davanti e i più non vogliono guardarsi dentro. Passa il tempo ascoltando musica «solo classica» e adopeando l’unico modo col quale può alleviare la sofferenza della malattia-senza-nome: camminare. E quindi lei cammina, a 74 anni almeno 14 chilometri ogni giorno fino a quando non la vedremo in una stella o forse una nuvola...

Io e Giordano rimaniamo stupiti da questo incontro e quasi in silenzio camminiamo fin da Vittorio della Ediciclo Editore. Ed è dalla sede di questa fantastica casa editrice che sto scrivendo ospite da Vittorio Anastasia e dalla sua famiglia in un pit-stop logistico tra sito, foto e video prima di riprendere a camminare.




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