• Vento della Seta

Roma e la nascita di Ombra

Aggiornato il: 6 lug 2018

29.04.2018

Da Roma a Napoli


Dall’ultima volta che ho scritto sul diario il tempo ha preso una piega strana. Senza che riuscissi a fermare sulla carta istanti preziosi che ho vissuto, sono riuscito comunque a farli miei e a custodirli nel mio intimo. Ho conosciuto nuove e straordinarie persone a Roma, tra i quali l’eterno giovane viaggiatore Matteo Pennacchi, contattato anche lui la prima volta diverso tempo fa. Incontrarlo mi ha dato modo di comprendere che tutte le buone intenzioni di questo viaggio, seppur positive, devono trovare una praticità efficace per essere presentate al meglio i perché del mio viaggio.

Questa sua dritta mi ha dato da cercare un ulteriore simbolo, oltre al terzo paradiso, che concentrasse il significato dell’intero viaggio. Ma cosa… cosa?!

Quando successivamente siamo andati ad aperitivare assieme anche a Francesca, la fidata tirocinante nonché grande spalla che mi ha aiutato a intervistare Matteo, e i rispettivi partner, non riuscivo a pensare ad altro che a quale simbolo avrebbe potuto rappresentare la responsabilità e le possibilità che le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione possono offrire se usate in accordo all’intelligenza.

Solo quando mi sono rassegnato all’idea che un simbolo del genere dovesse emergere in un secondo momento, ho iniziato un piacevole incontro aperitivistico con tutti quanti.

Ore dopo, in metro verso la fattoria dei fantanimali che con affetto mi ospitano di nuovo, ho ripreso il filo delle mie riflessioni sul simbolo del viaggio.

Perso nello spazio dei pensieri, la coda dell’occhio ha colto un ragazzo magro al fondo del vagone. Le scarpe nere come il pantalone, come la felpa e come le occhiaie che gli circumnavigavano lo sguardo. Vuoto. Sembrava oscuro, consumato, prosciugato nell’intera sua veste umana. Sempre sorrideva, a volte rideva addirittura, per un istante. L’alone di oscurità che l’avvolgeva era illuminato dal pallore della luce del cellulare che lo divertiva. Mi ha inquietato e mi sono guardato attorno, accorgendomi col mio cellulare in mano che quel ragazzo era forse l’estremo di tutto ciò in cui nuotiamo.

Ed è stato così che è nato Ombra. Sempre con noi, presente. Non ne possiamo farne a meno. Senza nemmeno rendercene conto. Parte di noi, estensione di noi, privazione della luce. Affascinante, metafisica, teleologica! Si innesta alla nostra misurazione corporale, si propaga nelle nostre ambizioni. Si manifesta nel tempo e occupa uno spazio impercettibile. Sempre connessa al mondo condivide la sagoma delle mie fattezze ma ne è una dilatazione virtuale. È me, ma non sono io. Livella tutte le cose e le connette al mondo. Traendo la sua immagine dalla mancanza della luce, Ombra è l’estensione cibernetica del nostro soffio vitale, spesso la mancanza della nostra lucidità.

Per cui ho deciso che Ombra con me percorrerà questo cammino! Sarà il mio vestito virtuale il veicolo e messaggero del fatto che tecnologia, social media, social network possono e devono essere usati per comprendere l’interconnessione delle persone in ogni parte del mondo, in ogni vagone treno, poiché la vera connessione e la vera condivisione è data solamente se si assume il coraggio di venirsi incontro prima col cuore e dopo col pollice. Poiché solo assieme siamo un’umanità che funziona e che cresce sviluppando le sue qualità principali : intelligenza, inventiva, ma soprattutto la cooperazione.



Grazie Matteo per avermi fatto riflettere su questo!

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© 2018 by Ventodellaseta

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