• Vento della Seta

Roma - i consolati non consolano

Aggiornato il: 16 set 2018


10.02.2018

Roma


Dopo un giusto caffè ed una delle mie ultime sigarette, mi trovavo su via Nomentana, la via dei consolati.

Non sapevo cosa aspettarmi, ed ero piuttosto emozionato. Nella mia immaginazione mi sarei trovato a parlare con un funzionario competente, anche delle questioni geopolitiche che possono impedire la mia sicurezza lungo il tragitto… ma le mie aspettative sono state prontamente infrante.

Nel consolato iraniano non mi hanno dato informazioni utili. Per i segretari dell'ufficio consolare va tutto bene. Non è vero che chi passa per l'Iran o per la Turchia rischia di vedersi rifiutato il passaggio per la Cina. (http://www.viaggiaresicuri.it/paesi/dettaglio/repubblica-popolare-cinese.html?no_cache=1 ; https://farfalleetrincee.wordpress.com/2014/10/17/il-visto-turistico-per-la-repubblica-popolare-cinese/)

Al consolato russo, quando ho salutato con un "Привет" (prontamente suggerito da Elisa Pellegrini), un uomo che non ride e neanche parla italiano, mi ha dato un bigliettino facendomi capire che dovevo chiamare il Visa Handling Service (VHS). Ho chiamato VHS. Parlava una di quelle voci registrate che per come scandiva bene le parole aveva perso ogni suo carattere umano. La voce mi diceva che per ricevere informazioni e fare il visto devo prendere appuntamento là (http://vhs-italy.com/).

Ho trovato invece fantastico il consolato cinese (pur nella scarsità delle informazioni)!

Sono andato prima a via Bruxelles 15. Si trova in una bella zona vicino al consolato del Vietnam e del Canada... se non erro. C’erano tanti tipi di persone che rispecchiavano le sfaccettature del paese, dalla vecchietta cinese alla casalinga cinquantenne cinese, dai giovani cinesi agli uomini in carriera cinesi. Mi sono sentito un po’ spaesato. Sono andato a chiedere ad una giovane ragazza che lavorava fuori dallo sportello. E non mi sono accorto che nel mio spaesamento ho finito per srotolarle la situazione in cinque o sei frasi senza pause. La ragazza mi guarda e le chiedo se ho parlato troppo veloce. Lei continua a guardarmi, dopodiché si alza e va dietro gli sportelli e torna con un bigliettino. Porgendomelo mi dice, con uno stentato inglese, di recarmi lì, ovvero in Viale Santa Margherita. Così ho scoperto che il consolato cinese di via Bruxelles non è per gli italiani, ma per i cinesi che risiedono in Italia.

Un paio di giorni dopo sono ancora a Roma, e le cose procedono lente.

Chi sta agli sportelli degli uffici consolari non sa rispondere alle sedici domande che Frieda mi ha aiutato a stilare.

La fredda signora dello sportello del consolato russo, che si scioglie dopo un sorriso, ha pure provato a darmi una mano, ma era al di fuori della sua competenza e molto gentilmente mi ha mandato in un’agenzia russa all'angolo della strada, dove una giovane frigida mi ha fatto capire, meno gentilmente, che gliene fregava poco, se non nulla, di darmi una mano, facendo il suo lavoro.

Quel giorno tornavo a casa di Delfina scoraggiato, ed è stato lì che una sua amica mi ha dato un'idea che potrebbe risolvere tutte queste questioni irrisolte: scrivere alle ambasciate e ai consolati italiani all'estero. È una buona idea, ma anzitutto voglio chiedere consiglio ad un ragazzo che di burocrazie ne sa tanto e che sono certo mi aiuterà non poco.

A questo punto, essendo sabato e avendo poche cose da fare, posso prendermi del tempo per salutare una mia cara vecchia amica del cammino di Santiago. Nellina!


Ringrazio la fattoria dei fanta-animali (composta da un di Dragoni, una Cavallo e una Delfina) che mi ha ospitato con affetto a Roma, pur con i vari disagi delle cucine studentesche.


Fantafattoria romana

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