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Sassari - Una diversa storia per Captain Fantastic

Aggiornato il: 16 set 2018



17.04.2018

Sassari, Caffè Castello


Una settimana Su foghile (intorno al fuoco) ospite, finalmente, da Marino Curnis. Dopo aver viaggiato a suo fianco attraverso i suoi libri, conoscerlo di persona, ed entrare gentilmente nella vita della sua famiglia, è stato come vedere il film basato sul libro letto. Con la differenza che il film, in questo caso, non è affatto peggio del libro.

Incontrare questa famiglia è come incontrare una perla rara e preziosa in un mare inquinato. Se questa società invita a spendere e consumare in maniera esasperata, l'economia (dal greco antico :P gestione della casa) di Marino e Laura è invece quella di ridurre all’essenziale i consumi, gli sprechi, gli acquisti. Questo si riverbera in ogni angolo della loro dimora, in ogni gesto della loro esistenza, in ogni vestiario del loro armadio. I maglioni, i ponci, le babbucce sono fatti a maglia; i biscotti per la colazione sono fatti a mano ad ogni fine settimana; le conserve e le verdure sono i risultati del lavoro nel campo.



Ho avuto la fortuna di passare molto tempo con i loro bambini che mi hanno accalappiato portandomi lontano dal tempo. Dimentico dei tablet e della tecnologia, a ventisei anni torno ad arrampicarmi sugli alberi, giocare a nascondino e a gareggiare con le biglie. A carte riscopro un antico gioco bergamasco, vecchio come il cucco. Infatti il gioco si chiama Il cucco. Mi spiazza Battista che dal basso dei suoi nove anni mi dice di non comprendere la ragione per la quale le persone corrono sempre pensando al futuro, quando le più grandi meraviglie si colgono nel presente; mi onora Nina quando dai suoi sette anni mi dice di volermi portare nel suo posto segreto, e dopo mezzora che giriamo a zonzo quando le chiedo dove fosse il suo posto segreto, mi risponde che voleva solamente che io non me ne andassi; mi meraviglia una donna come Laura che si barcamena come un’acrobata per gestire la casa, l’insegnamento privato ai figli, il lavoro di fisioterapista; mi risveglia Marino quando, invitandomi ad aiutarlo ad interrare i bulbi di peperoni, melanzane e pomodori, immetto le mie mani nel terreno e riscopro cosa vuol dire essere uomo in contatto con la propria terra. E lui mi ha invitato al lavoro non perché avesse bisogno di una mano, ma poiché sapeva che io avevo bisogno di scoprire quel che vuol dire percepire il terreno.

Si potrebbe pensare che la visione del mondo di questa famiglia sia idilliaca, ma non è così, e Marino non lo nasconde nei suoi discorsi. Quando me lo ha fatto notare gli facevo compagnia durante il suo quotidiano giro di pulizia del pollaio e delle gabbiette dei conigli. L’essere umano, mi diceva, non è differente dagli altri animali e tante belle parole coprono il fatto che di base l’uomo è guidato dagli istinti e che ciò lo differenzia dalle altre specie è poco più dell’articolazione della parola, il che non lo mette comunque su un gradino superiore nella scala evolutiva.

Quella sua disillusione e crudezza mi fece prendere un attimo di riflessione. Infatti ho pensato che se fosse stato così come diceva allora perché lui è una persona “buona”, così come la sua compagna? Perché persone come noi sentono la sofferenza del mondo e vorrebbero fare qualcosa per tentare almeno di innescare un cambiamento?

La risposta me la ha data solo qualche ora dopo. Mi disse: «perché Daniele, essere coerenti con la propria legge interiore è l’unico modo per essere veramente liberi».

Quando li ho salutati, al mattino della mia partenza, il mio sguardo sul mondo si poggiava su cose differenti. La luce mi sembrava più luminosa, i colori più limpidi. Come se il mio animo si fosse ripulito di qualcosa… qualcosa che era inquinato, senza che nemmeno me ne fossi reso conto. Poi quando sul treno la viaggiatrice al mio fianco ha iniziato a mangiare una merendina scartando due strati di buste di plastica ed una di carta, ho ripensato al stile di vita di Marino ed ho ripreso, inquinato, a sorridere.





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