© 2018 by Ventodellaseta

  • b-facebook
  • Instagram Black Round
  • Black Icon YouTube
  • Vento della Seta

Sole a tarantelle


M.

08.08.2018


Quando ieri sera sono arrivato a Terracina sono entrato in una Chiesa ospitalità, ma qualcosa mi suggeriva di continuare. Ho incontrato una gigante famigia napoletana incuriosita dal mio modo di vestire e di essere. Mi hanno accolto, abboffato di domande e, come fossi loro figlio, fratello e cugino mi hanno regalato un vero panino napoletano con melanzane e un momento di casa.

Sempre ieri ho incontrato due persone diametralmente opposte. Uno aveva gli occhi che incutono, l’altro occhi che danno fiducia al mondo.

G. un signore che è tutta una ruga di sofferenza. Intorno ai suoi occhi rabbia e rancore disegnano un viso appesantito dal dolore. Bassino e magro ma tutto nervi, gli occhi scavati e una barba media. Mi ha dato l’impressione di poter espoldere da un momento all’altro, come fosse una sostanza instabile. Mi guardava fisso negli occhi come per testarmi, ma io non distoglievo lo sguardo, non ne sentivo il bisogno. Seppure la mia voce si presentava giovane e innocua, la coda del mio occhio guardava la bottiglia di birra che aveva fra le mani e il mio corpo era impostato a rispondere a qualsiasi evenienza. Contemporaneamente il mio intimo era pronto ad accogliere la sua storia. Una volta raccontata gli occhi suoi si sono riempiti di lacrime e anche i miei di conseguenza. Allora gli ho dato un abbraccio, dopo di che, piangendo se ne è andato, ed io a seguire per la mia strada.



A distanza di una quindicina di chilometri, oltrepassando la statale dell’Appia e tagliando l’intera città di Terracina, mi fermo in una posta per prelevare e mi metto a parlare con la signora Loredana del viaggio e della strada per uscire da Terracina. E mentre chiacceriamo si crea tutta una situazione con gli altri ragazzi che attendono di fare il prelievo. Chiacchieriamo come fossimo conoscenti che si incontrano spesso, poi, a un certo punto, uno di questi ragazzi decide di darmi un passaggio fino alla Grotta della maga Circe (che poi non si sa se sia proprio la sua grotta). In ogni caso, M. mi accompagna col suo motorino alla grotta chiamata Grotta delle Capre.

Durante tutto il tragitto riempio M. di domande - dato che avevo già risposto alle sue curiosità era arrivato il momento che lui rispondesse alle mie. Ha 18 anni eppure sono ormai già tre anni che lavora giorno e notte per pagarsi l’affitto e mantenersi. Sta già costruendo il suo sogno che è quello di diventare Marine e appena finisce ragioneria partirà per la sua strada. Quando in estate fa il bagnino si becca quasi ogni giorno una ramanzina da parte dei suoi superiori perché fa sempre tardi al lavoro, ma loro ignorano che la maggior parte dei suoi ritardi sono aiutare le vecchiette ad attraversare la strada. Biondo, basso e un po' tarchiato, il suo aspetto atletico maschera la grande sensibilità che M. porta in sé eppure, grazie al fatto che durante la nostra passeggiata ci siamo persi innumerevoli volte, mi sono pian piano reso conto di sperare reconditamente che tutti i suoi desideri si realizzassero perché di anime del suo genere poche sono chiamate al mondo e ancora meno sono quelle che perseguono le loro beatitudini.

E così, tra un evitare un blocco di una polizia e qualche incidente, verso l’imbrunire siamo finalmente giunti alla Grotta delle Capre. Un posto mistico dove ho nutrito non so quante zanzare con il mio sangue, ma anche dove sono rimasto per molto molto tempo in silenzio a guardare le stelle e ascoltare la voce del mare.

5 visualizzazioni