• Vento della Seta

Un uomo del legno, un cane, quattro gatti

05.11.2018




Ieri ero quasi nel sonno totale e non riuscivo bene a scrivere. Quando ho visto quella scultura di donna mi sono avvicinato dopodiche' ho trovato il sentiero li a destra e ho iniziato a percorrerlo. Un cane nero con una grande passione per le caviglie mi e' venuto incontro. Addentrandomi sentivo un rumore di lavoro provenire da dietro un albero.

<<Jou nappot!>>

Il signore con la barba mi guardava da lontano senza smettere di intrecciare un cesto di vimini. Dopo qualche secondo che mi guarda finisce il lavoro lo prova con forza sul tronco sul quale stava lavorando. E' resistente!


Dopodiche' mi saluta e, in un qualche modo, comunichiamo.



<<Olasz vaglyok, Peking be giyologolok (sono italiano, vado a Pechino a piedi)>> mi sorride e mi dice con la mano di seguirlo. Prima di tutto mi porta a bere due bicchieri di palinka poi usciamo e mi fa di nuovo cenno di seguirlo. Con noi vengono 5 cuccioli di gatti bianchi e il cane nero. Apre la porta di un casolare dall'altra parte del terreno. Una porta un tempo bianca e piena di ragnatele. Dentro la stanza e' buio, si sente solo un forte odore di cibo per gatti. Ma dietro quel antro scuro c'e' un'altra stanza piccolina con dei gillet di pelle su un appendino da teatro e un divano impolverito di fronte al quale sono esposte due statue in legno, una maschile e una femminile. Passa la mano sul divano e poi fa il gesto di dormire.


Non volevo fermarmi li' per quella notte, ma la situaizone era molto curiosa per cui l'ho ringraziato <<Koszonom>>, ho pogiato a terra il mio zaino che cadendo a peso morto ha alzato nubi di polvere.

Un attimo ed era gia' notte dunque entriamo in casa di Jozef il quale mi presenta sua moglie Eleonor che mi pare alquanto contrariata per aver fatto entrare in casa uno sconosciuto.

Ci sediamo a tavola e mi offre da bere e da mangiare. Ma sopratutto da bere mentre vediamo in silenzio un film sulla guerra tra ungheresi e turchi. Quando il film finisce e' in onda un talk show. Non capisco nulla di cosa stiano parlando ma dopo poco Jozef mi parla dicendomi <<migrant...Problem!>>


Gli sorrido e rispondo <<migrant vajock! (sono un migrante!)>> ride, mentre la moglie sembrasi imparuta. Alle 17.30 sono sbronzo non reggo piu' il vino e la palinka che Jozef contiua ad offrirmi. Inizio a singhiozzare ad ogni brindisi <egheseghe HIC!>> Sono le 18.00 quando mi ritiro nelle mie stanze fetifeline e sono le 5.30 quando Jozef viene a svegliarmi con un caffelatte.

Dopo mezzora sono pronto per andare e lo vado a salutare, ma lo trovo freddo, privo di quella ebbra simpatia della sera prima. Credo che le paure xenofobe abbiano mietato le proprie vittime.


Ma con tutto l'affetto in cuor mio gli dico addio e salpo verso l'Oriente portando di loro, con me, il ricordo.

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