• Vento della Seta

Una spiegazione di questa diffidenza

10.05.2018



E dunque sto scoprendo tante cose nuove...




Una volta che mi sono mosso dal Motel Panama ho camminato in direzione Sukoro ospite tramite couchsurfing da Beata e Csabi e dai loro due meravigliosi cagnolini. Come al solito in Ungheria non ho parlato con molte persone, ma le poche che hanno avuto la volonta' di incontrarmi sono state meravigliose e dolcissime. Purtroppo una una parola non puo' fare a meno di uscire nelle nostre conversazioni: "migranti". A che tipo di lavaggio del cervollo siano stati sottoposti ancora non lo so, ma rimane una costante irriducibile.


Questo pero' non succede con Beata e Csabi che comunque sono una grande eccezione sopratutto in quanto vegani.

Rispondendo alle mie curiosita' sul popolo magiaro, ho avuto modo di ricollegare diversi pezzettini di un grande puzzle. I pezzettini hanno trovato il loro corrispondente in quello che avevo immaginato al motel Panama.


Dunque non e' solo una mia impressione che qui in Ungheria il rapporto tra stessi concittadini sia diffidente e sospettoso. Anzi, mi hanno raccontato Beata e Csabi che si tratta di un retaggio della politica comunista che aveva diverse spie all'interno del territorio per cui nessuno poteva fidarsi di nessuno.



Quando ho salutato Csabi, Beata, Benny e Harby mi sono diretto verso Valence. Valence vuol dire in magiaro Venezia e speravo di poter trovare qualcuno che potesse spiegarmi il motivo di questa curiosita'. Csabi mi aveva detto di una leggenda che racconta di italiani che vennero qui in un tempo antico e, trovando una citta' tanto bella decisero di chiamarla Venezia.


Cosi' quando sono finalmente arrivato a Velence ho iniziato le mie indagini. Prima ho chiesto a persone del luogo se sapessero dirmi dove mi trovavo. Mi dicevano <<Venezia nincs Olasz. Magyar Venezia.>> Ma nessuno sapeva dirmi perche'. Allora ho chiesto a un giovane papa' che mi ha indirizzato al punto informazioni turistiche. Quando vi sono entrato la ragazza al telefono quasi non mi guardava. Le dico che sto andando da Venezia a Pechino e che adesso sono di nuovo a Venezia e cercavo qualche opuscolo, depliant, libro, qualsiasi cosa che mi rispondesse a queste curiosita'. Mi dice che non ha niente. Allora le chiedo se puo' indirizzarmi verso il centro storico, mi dice che non lo conosce. Le chiedo allora se conosce qualcuno che puo' rispondere alle mie domande ma lei ritornando a guardare il cellulare, mi dice di non conoscere nessuno. Allora le chiedo che tipo di ufficio informazioni fosse un ufficio che non da infomazioni e lei riprende di nuovo a guardare il cellulare.


Riprendo a camminare vegliando le mappe del telefono e scoprendo poco piu avanti un museo. Raggiungo il punto indicato e chiedo da fuori il cancello a un signore che pulisce il cortile dove dovrebbe essere il museo.


Mi dice brusco che il museo e' chiuso! Ritorno sulla strada e mentre studio le nuove rotte lo stesso signore mi invita ad entrare.


Quello di Laslo non e' proprio un museo, quanto una collezione privata della sua passione. Ce'e la ricostruzione di una stanza di nobili con tanto di sigari, divani d'epoce, ritratti dipinti con olio su tela, scrittoio, diplomi di meta' '800. Mentre nell'altra stanza so trovano esposte antiche spade, animali impagliati, vestiti d'epoca. Dopo una mezzoretta, rammaricato, mi dice che deve andare. Gli sorrido e lo ringrazio ma prima di uscire gli chiedo, senza troppe speranze, se sapesse il motivo per il quale mi trovassi di nuovo a Venezia.


<< Intorno al 1580 i veneti sono arrivati fin qui conquistando e allargando i propri confini. Per cui questa citta' si chiama Venezia per confermare il dominio della loro Repubblica in Ungheria.>>


Era cosi' logico...




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