• Vento della Seta

Ungheria

04.11.2018

Da dove cominciare?



Il confine si sta allontanando sempre piu' e sto entrando nel cuore dell'Ungheria, sento dentro me qualcosa cambiare e sempre piu' mi rendo conto del viaggio come metafora della vita. Come fare lo zaino. Scegliere cosa far entrare o meno detro di se'. Qualsiasi cosa si scelga la si portera' come peso sulle spalle fino alla fine anzi, piu' che un peso, diviene completamente una parte di se'.

E all'interno di questa stessa logica, anche qualsiasi comportamento si scelgie di assumere verra' a comporre quella parte della personalita' e dell'identita' che pian piano si diventa nel tempo.


Ma qui in Ungheria, a parte la natura che is compone di una vista che si sperde all'infinito e ricorda i tempi antichi, l'inizio non e' stato facileLe persone hanno paura e quando saluto si nascondono. Cammino tra angosce e paure e mi rendo conto che la maggior parte di queste sono prodotte da una pubblicita' che si basa sul seminare terrore per racimolare voti. Quest'ala destra della politica che sta prendendo sempre piu' piede fa si che la chiusura delle persone sia immediata, ma sta proprio qui il compito del viandante. Attraverso la sua esperienza deve aprire la via e condurre chi sta fermo in luoghi lontani. Le prime persone ad avermi ospitato in Ungheria sono Viki, Czilla, e William, amorevoli e famigliari, mi hanno fatto sentire parte di loro ed era una cosa che mi mancava.




Ho ripreso il cammino e ho dormito a Sumeg e dopo averlo documentato mi sono diretto verso Kapolc.


Sulla strada ho trovato una meravigliosa scultura in pietra che sono andato a fotografare. Li a destra c'era un sentiero che ho voluto seguire e che che mi ha portato in una proprieta' privata, ma mi sono addentrato.


Nella proprieta' mi viene incontro un cane rastafariano con un animata passione per le caviglie e sento da dietro un albero un rumore di una persone al lavoro. Allora saluto a gran voce e dico che sono un pellegrino e italiano. Da dietro il tronco si scorge un anziano indaffarato a concludere gli intrecci di un cesto di vimini che non mi parla finche' non conclude il lavoro, poco dopo...

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