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Velletri - un salto nel passato



12.08.2018

Velletri, ore 00.51


Quando stamani Tiziana, Elisa e Katia mi dicevano che Velletri vantava un’antichità precedente a Roma, non mi aspettavo fosse tanto antica.

Dopo la camminata con Tiziana sono andato al comune di Velletri. Ci sono arrivato un po’ per caso, non era una tappa studiata, ma serendipità per serendipità ho scoperto un museo custode della storia dell’uomo. Con mia solita fortuna, dopo aver fatto amicizia con Claudio e Irene, quest’ultima mi ha fatto da guida spiegandomi che l’area veliterna, oltre ad essere dispensatrice di reperti archeologici di epoca romana, vanta anche reperti della preistorici e protostorici. Dove oggi è presente l’Appia moderna, un rettilineo a doppia corsia costeggiato da pini, un tempo, prima ancora della venuta dei latini, percorrevano quelle stesse vie gli animali del Giurassico dei quali il museo archeologico preserva ancora calchi delle loro orme nonché tracce di ammoniti antichissime. Quando qualche giorno fa sono rimasto male scoprendo che la grotta dell’uomo di Neanderthal (Grotta Guattari) era chiusa, non mi asettavo che nel museo di Velletri vi fosse una ricostruzione della medesima grotta che mi ha permesso di avere un primo incontro con il nostro antenato. Irene mi spiegava che l’uomo di Neanderthal è contemporaneo al Sapiens e che non si sa bene cosa abbia portato all’estinzione del primo. Si presume sia stata dovuta ad un eruzione che avrebbe leso l’intera area italiana, ma questo non è certo. A quanto pare tra Neanderthal e Sapiens non vi era troppa differenza, infatti non solo l’industria litica è di simile fattura, ma anche è vero che in noi resistono i geni dell’estinto progenitore, quasi che non sia voluto scomparire, ma sopravvivere in noi. In ogni caso questa tappa non prefissata all’archologico di Velletri è stato il primo di una lunga serie di incontri con il nostro passato che mi è concesso esplorare. Presumibilmente l’ultimo incontro col nostro passato sarà a Zhoukoudian dove i resti dell’Homo Pekinesis hanno messo in conflitto gli studiosi di Occidente con quelli di Oriente.

«Dalla piazza gira a destra dirigiti verso il cimitero, imbocca la strada che sale a sinistra raggiungendo la fonte del Marcaccio. Dopodiché sali verso il bivio, prendi la strada che passa di fronte il teatro della Luce e delle Ombre, da lì dovrai continuare per la valletta del lupo e dovresti trovare il Rifugio Forestale. Continuando a camminare troverai un bivio: a destra scendi verso la fonte dove negli ultimi anni alcune persone hanno avuto l’apparizione della Madonna; invece salendo a sinistra raggiungerai le necropoli e ancora più in su il Maschio d’Ariano, i resti di un antico castello diroccato. Attenzione Daniele, gira voce che li sopra facciano delle messe nere… Vedi tu…»

La sera ho seguito le indicazioni di Irene ma a metà strada ho iniziato a predermi. La luce si ottenebrava sempre di più e la notte inziava a fare da regina. Ancora lontano da un qualsiasi sentiero il buio e l’apprensione hanno iniziato a vincermi così ho chiesto informazioni ad una famiglia allargata che mangiava e rideva al di là del cancello della loro abitazione. È così che ho conosciuto Sergio, Alessia, Pàmela, Annalisa, Tamara, Miranda e Alessandro che mi hanno accolto alla loro tavola e, dopo aver fatto amicizia, mi hanno accompagnato alla salita verso il rifugio.

Serendipity!



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