Per onestà intellettuale

Signore e signori buonasera.

Sono molte lune ormai che non pubblico nulla né qui, né sui canali di Vento della Seta. Cosa posso dire al riguardo.

Tornato dalla via della seta mi sono ritrovato inevitabilmente di fronte alla vita, che mi ha chiesto di scegliere tra: essere il ricordo di quel che sono stato per divenire il fantasma del Vento della Seta, oppure trovare un nuovo modo per dare il mio contributo al mondo. E come aiutare il mondo?

Avevo deciso di dedicarmi ai giovani. Ripresi gli studi, mi sono specializzato in scienze pedagogiche e ora lavoro per loro, in una delle più importanti istituzioni del palermitano.

Ma non è stato tanto questo a farmi scomparire dal web.

Erano due le ragioni. La prima: il cervello si riempiva di miliardi di input incontrollati ed ero come rincitrullito. La seconda: non sapevo che cosa avessi davvero da condividere, se non per dare voce a tutti i contenuti raccolti dall’Italia alle porte d’Oriente — ai quali non sono mai riuscito a trovare il tempo per dedicarmi.

Così mi sono ritrovato a sospendere ogni presenza nel virtuale, per diversi anni. Anche oscurando la stessa data di compleanno. Perché delle cose erano maturate in me durante questo tempo. In particolare metabolizzando le esperienze del deserto.

Ho iniziato ad assumere la consapevolezza che, in fondo, il fatto che io esista per l’albero non rappresenta nulla di straordinario. Eppure l’albero esiste tanto quanto io esisto, e che senso ha per me ricevere gli auguri di compleanno, se l’albero, di certo più longevo, non ne riceve alcuno?

È difficile da spiegare, ma è quello che cerco di ripetere sempre quando mi invitano a condividere il Vento della Seta.

Ovvero il fatto che nel deserto, se nessuno è lì a chiamarti per nome, rischi di confonderti. Di perdere chi sei. All’inizio è una sensazione terrorizzante. Pian piano che ti allontani però cominci a vedere tutte le tue storie da un punto di vista diverso. Senza patimento o attaccamento. Anzi riesci anche a renderti conto di tanti meccanismi di difesa inutili che avanzi dall’infanzia, cominci a vedere chi ti ha ferito come una storia raccontata. Infine inizi a percepire te stesso come un essere fra le cose: condividi con la rondine il suo volo, con la lucertola la sua pazienza, col bambino il sorriso. E cominci a compatire l’uomo, anche se non è facile.

Ma ora è la storia a chiamarci, e non si può restare a guardare. Altrimenti non ci sarà più nulla da raccontare.

6 risposte

  1. Grazie Daniele! Cercherò di organizzarmi per poter condividere almeno un giorno di cammino. Bello questo appello alla pace come qualcosa che riguarda ognuno di noi, non qualcosa da reclamare ad altri ma innanzitutto da coltivare ciascuno dentro di sé.

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